Strage Nassiriya, a Varese il generale Burgio. «L’attentato si poteva evitare»

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VARESE – Quando avvenne l’attentato era già in Iraq, in attesa di assumere il comando del contingente. È una testimonianza diretta quella del generale dei Carabinieri Carmelo Burgio in merito alla strage di Nassiriya avvenuta esattamente 21 anni fa. Stamattina, martedì 12 novembre, era a Varese per incontrare gli studenti (nel video qui sotto l’intervista). Quella strage si poteva evitare, ha sottolineato: la base non era efficiente. «Lo dice la Magistratura – sottolinea – in alcuni punti c’era un muretto e in altri non c’era niente: addirittura dei sacconi di ghiaia si sono trasformati in schegge che hanno crivellato la base. Il capo degli attentatori iracheni al processo ha detto che aveva deciso di attaccare la base italiana perché era la più facile da attaccare. La base non aveva i connotati di sicurezza minimi».

Il ricordo in un libro

Burgio ha ricostruito i fatti in un volume dal titolo “Nassiriyah. Dall’attentato alla ricerca della verità”. Erano le 10.40 del mattino del 12 novembre 2003 quando un camion cisterna lanciato a tutta velocità con 4000 chili di esplosivo a bordo esplose davanti all’ingresso della base militare Maestrale, sede della Msu italiana dei Carabinieri. L’esplosione fu così violenta da distruggere completamente la base riducendola a un rudere di cemento. L’attentato provocò 28 morti, 19 italiani e 9 iracheni. Proprio in quei giorni fatali il generale assumeva il comando della missione al posto del suo predecessore che terminava il mandato. E ancora prima della strage Burgio aveva espresso le sue perplessità sulle difese della base. In “Nassiriyah” ricostruisce l’attacco terroristico, i mesi immediatamente successivi dedicati alla ricostruzione del reparto e la lunga vicenda giudiziaria, volta a individuare le responsabilità penali e civili dei comandanti sul terreno.

La testimonianza

Tutti aspetti che Burgio ha toccato nel suo incontro con gli studenti, iniziativa promossa da Anc Varese in collaborazione con Comune, Ufficio scolastico territoriale e garante dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. A dialogare con lui dal palco il docente dell’Università dell’Insubria Antonio Orecchia. «Noi italiani abbiamo bisogno di eroi, l’attentato di Nassiriya è stata un’occasione per buttarla sull’eroismo – ha detto Burgio – per me era una vergogna essersi preso quell’attentato in quei termini, perché era la dimostrazione che non ci eravamo potuti difendere. Nel rispetto di chi ha perso la vita il mio libro nasce per raccontare cosa hanno fatto i vivi». Quindi i difficili mesi del post strage: «Quando ho assunto il comando dopo l’attentato ero estremamente sospettoso su quello che girava intorno alla nostra base, ma non abbiamo mai violato le leggi di guerra e le leggi dell’onore». Burgio ha raccontato anche che arrivò a disattendere l’ordine di riaprire il ponte nei pressi della base, al fine di tutelare la vita del suo personale. «Lo rifarei ancora».  Tante le domande poste al generale dal pubblico formato da studenti del triennio di Einaudi, Newton e Casula. Oggi pomeriggio si replica sempre in Sala Montanari alle 15.30 con un incontro aperto al pubblico.

La carriera

Carmelo Burgio, generale di corpo d’Armata (Ris) nei Carabinieri, ha prestato servizio soprattutto nell’arma territoriale – in Sardegna, Sicilia e Campania – e in reparti paracadutisti. Ha all’attivo oltre 700 lanci e ha concluso la carriera reggendo, in successione, le scuole dell’Arma e i comandi interregionali Cul-qualber (Calabria e Sicilia) e Podgora (Lazio, Marche, Sardegna, Toscana e Umbria). Ha partecipato alle missioni in Libano, Bosnia Erzegovina, Albania, Iraq e Afghanistan ed è decorato – fra l’altro – di croce di Cavaliere dell’Ordine Militare d’Italia, medaglia di bronzo al valore dell’Arma, croce d’Oro al merito dell’Arma, due croci di bronzo al merito dell’Esercito e Legion of Merit Usa.

La commemorazione dei caduti

L’incontro col generale ha fatto seguito alla cerimonia di commemorazione che si è svolta alle 9 di stamattina (nella foto sotto) presso il Monumento dedicato ai caduti di Nassiriya e Kabul, situato nel giardino di via Copelli a Varese. Alla cerimonia hanno preso parte il sindaco Davide Galimberti, il comandante provinciale dei Carabinieri Marco Gagliardo, Geltrude Corsaro in rappresentanza della Prefettura e le associazioni d’Arma, tra cui Anc con il presidente Roberto Leonardi, oltre allo stesso generale Burgio. Una corona d’alloro è stata posata presso la scultura commemorativa.

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