Crollo Albizzate, risarcimento negato a Lo Sfizio anche in Appello. Si va in Cassazione

ALBIZZATECrollo di Albizzate, negato anche in Appello il risarcimento ai gestori dell’ex pizzeria Lo sfizio. E questa volta i legali di una degli ex soci del ristorante, Monica e Ivano Fazio, annunciano in modo deciso la volontà di ricorrere in Cassazione (ricorso, per altro, già depositato).

Il crollo di via Marconi

La vicenda è, purtroppo, nota. Il 24 giugno del 2020 il crollo della maggior parte del cornicione di un immobile di via Marconi ad Albizzate costò la vita a Fouzia Taoufiq, 38 anni, e di due dei suoi tre figli, Soulaymane, 5 anni, e Yaoucut di soli 12 mesi e travolse Lo Sfizio, che lì aveva sede, seppellendolo sotto le macerie.

Il processo penale

«Si vuole precisare immediatamente che il danno subito dai nostri clienti non è assolutamente paragonabile a quello subito dai familiari delle tre persone decedute -spiega l’avvocato Ivano Fazio – Non si può però sottacere che la mia cliente abbia dovuto cessare l’attività». «La responsabilità del proprietario – o meglio dell’amministratore della società proprietaria dell’immobile, Antonino Giovanni Colombo – e dell’allora progettista architettonico, progettista delle strutture e Direttore dei lavori architettonici, Cesare Gallazzi, è stata accertata da una consulenza tecnica disposta dalla Procura della Repubblica di Busto Arsizio – prosegue il legale – E Antonino Giovanni Colombo è stato condannato, a seguito di patteggiamento, alla reclusione di anni uno e mesi dieci; pena contenuta in tale misura per aver risarcito il danno alle parti offese e danneggiate dal reato».

Gallazzi è stato invece rinviato a giudizio dal Gup del tribunale di Busto (che ha rilevato come dalle fonti di prova presentate dal Pm Nadia Calcaterraemergano probanti elementi di responsabilità in relazione alle imputazioni contestate”). Il processo penale è stato sospeso tenuto conto dell’età dell’ingegnere che, oggi, ha 99 anni e, all’epoca dei fatti, 95.

La prima sentenza civile

«Essendo stata rifiutata ogni proposta stragiudiziale, siamo stati costretti a intraprendere il giudizio civile e, nel corso della prima udienza, il Giudice ha proposto la somma di 300mila euro a titolo di risarcimento del danno che, però, non è stata accettata da Colombo e Gallazzi – continua l’avvocato Fazio – All’esito del giudizio il Giudice – senza alcuna istruzione della causa e, in particolare, senza alcuna consulenza tecnica d’ufficio – ha rigettato la domanda, ad eccezione del riconoscimento limitato dell’indennità di avviamento corrisposta allo Sfizio. Le domande relative al risarcimento del danno sono state rigettate ritenendo il Giudice di non aver provato né il danno né il nesso causale tra il crollo e la perdita dell’azienda».

La decisione della Corte d’Appello

Questo per quanto riguarda il primo grado davanti al tribunale civile di Busto Arsizio. La titolare dell’ex pizzeria di Albizzate ha quindi presentato ricorso in Appello. I giudici milanesi hanno confermato il rigetto della domanda risarcitoria condannando, tra l’altro, la società “Lo Sfizio” e i suoi soci a pagare circa 100mila euro di spese legali alle controparti.

Il ricorso in Cassazione

«A questo punto siamo stati costretti a depositare ricorso per Cassazione con il fondamentale ausilio di un prestigioso studio di Milano  – conclude il legale – In sostanza, non è dato comprendere il motivo per cui la domanda di risarcimento del danno subito dalla società “Lo Sfizio” (ha perso l’attività) è stata rigettata mentre il danno alle altre parti offese e danneggiate (si ribadisce, il danno di queste ultime è stato ben più grave) è stato corrisposto».

«Il presupposto è il medesimo – cioè il crollo colposo della pensilina – il risultato è completamente diverso, anzi opposto. Per questo motivo, speriamo che la Suprema Corte di Cassazione possa mettere una pezza a questa spiacevole e, soprattutto, ingiusta situazione», conclude l’avvocato Fazio.

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