Il dibattito sull’ospedale di Gallarate: “Sanità privata accreditata? No, grazie”

iseni sanità accreditata
Fabrizio Iseni e Nicola Mucci

di Fabrizio Iseni*

Vorrei rispondere alla domanda dell’ex sindaco di Gallarate Nicola Mucci, che, in relazione al futuro riutilizzo del Sant’Antonio Abate di Gallarate, ha posto il seguente quesito: “La sanità privata può recitare un ruolo importante nella ridefinizione dell’offerta sanitaria del Sud della provincia di Varese?”.

Diciamolo subito fuori dai denti: l’interrogativo potrebbe distogliere l’attenzione dal nocciolo della questione. Il rischio, infatti, è proprio quello che si corre quando si indica la luna col dito… e spesso si va a finire che in troppi (molti per convenienza) restano a dibattere sulla punta del dito perdendo invece di vista la luna. Nonostante il disco lunare si stagli in cielo in maniera brillante e lucente. Non c’è peggior cieco di chi non vuole vedere.

Proviamo quindi a fare un po’ di ordine. Mi reputo un convinto sostenitore dell’ingresso nel mondo sanitario di player privati. Per diverse ragioni e, tra le prime, perché rappresentano un volano importante in termini di investimenti e di innovazione che, se condotti con una base etica salda e importante, possono generare benefici all’intero sistema sanitario. Anche a quello pubblico. E ne sono così convinto che sostengo da sempre la necessità che il privato sia davvero privato. Ovvero che la sua attività nasca, cresca e si svolga solo grazie a risorse private e derivanti dalla capacità di far funzionare la propria struttura sanitaria senza sostegni pubblici! Oggi, invece il sistema sanitario privato conta, e conta troppo, sul sostegno di soldi pubblici (lo prevede il sistema dell’accreditamento). E questo non porta benefici al sistema sanitario nazionale pubblico, ovvero ai nostri ospedali.

In Italia, per fortuna, la cura, intesa come prendersi cura di chi è ammalato, è un diritto che la stessa Costituzione sancisce e garantisce. Quello alla Salute è un diritto inviolabile. Purtroppo, però il sistema sanitario nazionale pubblico è in sofferenza nel poterlo garantire. E non certo per incapacità dei nostri professionisti e medici formati nelle nostre scuole e nelle nostre università. Il grado di preparazione che sappiamo fornire è così alto che medici e infermieri italiani sono ambiti, corteggiati e ben pagati dai sistemi sanitari esteri. E non mi riferisco solo al caso della vicina Svizzera.

Oggi il nostro sistema sanitario pubblico soffre molte carenze che potrebbero essere colmate da un lato con un ribilanciamento del privato (ribadisco, il privato sia davvero privato) e dall’altro con maggiori risorse. Quali? Quelle che i privati accreditati drenano ad esempio. Ogni cittadino paga con le proprie tasse la Sanità pubblica, non quella accreditata che gli costa ogni volta che gli viene erogata una prestazione. Quei soldi, invece, dovrebbero servire per poter avere maggiori assunzioni, stipendi più adeguati per i medici e gli infermieri e per gli strumenti sempre più all’avanguardia.

Se non si riesce a garantire tutto questo è chiaro che il privato (grazie ai soldi pubblici dei cittadini che pagano due volte) sarà sempre un passo avanti, mentre il Pubblico sarà costretto a una rincorsa che porterà l’intero sistema al collasso. Punto al quale siamo molti vicini. Ora, o si inverte la rotta, anche dei finanziamenti, oppure, ahimè la risposta alla domanda iniziale non solo è già scritta, ma è persino negativa. Per la sanità pubblica, ma soprattutto per i cittadini.

*editore di Malpensa24

Mucci (FI Gallarate). «Il privato in Lombardia ha creato realtà sanitarie d’eccellenza»

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