VARESE – Alla vigilia del derby Varese-Milano la palla passa a Dino Meneghin. Non potrebbe essere diversamente visto che Super Dino ha segnato due epoche indimenticabili con entrambe le maglie, vincendo 12 scudetti (7 a Varese, 5 a Milano) e 7 Coppe dei Campioni (5 a Varese, 2 a Milano). Praticamente un cuore diviso cestisticamente a metà.
Domenica Varese-Milano. Dino Meneghin per chi tiferà?
Non guarderò il derby. Di solito guardo le partite di entrambe le squadre, ma domenica no. Ho il cuore diviso a metà. Visto che nel basket non esiste il pareggio, mi dispiacerebbe troppo vedere perdere una delle due.
Come arrivano le squadre al derby?
Varese mi sembra un cantiere aperto. La squadra ha cambiato diversi giocatori, la società forse si sta guardando ancora attorno. A questo punto penso che l’obiettivo primario sia la salvezza. Anche se, con la classifica molto schiacciata e con i risultati delle altre squadre, non si può mai dire, potrebbero ancora arrivare i playoff.
E Milano?
Milano si è ripresa bene in Eurolega. Sta giocando tante partite, i giocatori forse arrivano stanchi alla domenica, ma in campionato vive qualche pausa di troppo, cosa che non si può capire vista la panchina lunga. Diciamo che mi fa strano vedere Milano a metà classifica.
Domenica a Masnago ci sarà il ritorno di Nico Mannion
Non so quali siano state le motivazioni che l’hanno portato a cambiare squadra a campionato in corso. La domanda andrebbe rivolta a lui. A Milano ha portato ordine in regia. In una squadra di grandi attaccanti ci voleva un playmaker così. Poi è arrivato da poco e sta ancora conoscendo il sistema di Ettore Messina. Sono convinto che darà un grande contributo.
Il 6 dicembre il Lino Oldrini ha compiuto 60 anni. Che ricordi ha Dino Meneghin di questo “glorioso vecchio signore”?
Mi ricordo che appena costruito e inaugurato lo chiamavamo “l’astronave”. Già allora era il palasport più bello d’Italia per la forma e la modernità. Poi nei match clou la capienza si allargava a dismisura con gli spettatori stipati come sardine. Chiaramente erano altri tempi. La Pallacanestro Varese arrivava dalla “palestra dei pompieri”, quindi entrare in un impianto bellissimo e moderno è stato decisivo per accompagnare la cavalcata vincente della Ignis e della Mobilgirgi. Quando giravo l’Europa, fino a prima del Covid, tutti si ricordavano di quel meraviglioso palazzetto che ha fatto da teatro alle vittorie della grande Varese. Adesso mi parlano dei lavori di ristrutturazione, di riammodernamento e dell’inaugurazione degli Sky Box. Mi fa piacere pensare a una Masnago al passo con i tempi e che ancora oggi sia degna della storia di questa società.
Varese sta vivendo un momento negativo. C’è aria di contestazione tra i tifosi
E’ un po’ così in tutte le società. Io penso una cosa. Se i tifosi amano davvero la propria squadra devono sostenerla soprattutto in un momento difficile. E’ facile tifare quando si vince. Se c’è contestazione i giocatori sentono ulteriore pressione negativa e giocano peggio di quanto potrebbero giocare. Ecco perché è importante il calore del pubblico.
Da campione a campione. Dino Meneghin come giudica il progetto di Luis Scola?
Luis Scola andrebbe solo ringraziato per aver preso in mano e gestito una società gloriosa come la Pallacanestro Varese. E’ sempre difficile trovare persone che vogliano investire. Forse non pensava che sarebbe stato così difficile e che ci sarebbe voluto un grande budget, ma oggi la Serie A è molto competitiva. Deve trovare compagni di viaggio che lo affianchino per creare una società ancora più forte. Ho parlato con Luis al Festival dello Sport della Gazzetta a Trento (momento a cui si riferisce la foto con il presidente LBA Umberto Gandini n.d.r.) e ho capito che vuole costruire un progetto a lungo termine e che sia solido. Ci vuole tempo, fatica e pazienza, virtù che manca sempre in Italia. Ecco perché i tifosi devono stare vicino alla squadra, soprattutto nelle difficoltà.
E la concezione americana di Scola? Il suo progetto può funzionare a Varese?
La storia cestistica di Luis parla da sola. E’ stato un grande campione che ha giocato in tutto il mondo, dalla Spagna alla NBA. E’ naturale che sia rimasto affascinato dal contesto americano e che stia cercando di portare quella cultura da noi, consapevole che ovviamente non c’è lo stesso budget degli Stati Uniti. Mi ha spiegato che si tratta di un progetto a lungo termine. Adesso sta preparando le fondamenta, naturalmente ci vorrà tempo per vedere i risultati. Poi le conclusioni si tireranno tra qualche anno. Credo che Scola stia provando a costruire qualcosa di solido e duraturo, che rimarrà negli anni per la società Pallacanestro Varese e per la città di Varese.
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