BUSTO ARSIZIO – Rinascita, connessione, umanità: sono le tre parole d’ordine dell’edizione 2024 degli Stati Generali della Cultura di Busto Arsizio, che si sono svolti questa mattina, 14 dicembre, al Museo del Tessile. «Per il 2025? Dobbiamo aspettarci continuità ma anche un ulteriore radicamento all’esterno dei confini della città e, in parallelo, nei quartieri della città» i propositi per il nuovo anno delineati dall’assessore alla cultura Manuela Maffioli. Nella parte pubblica della giornata è intervenuto Daniele Manca, giornalista economico e vicedirettore del Corriere della Sera, dando una dritta agli operatori culturali di fronte alle preoccupazioni per il mondo che cambia: «Occorre accettare la realtà e ritrovare l’orgoglio delle cose che facciamo».
Il confronto
Si è rinnovato al Tessile il tradizionale appuntamento con cui l’assessore Maffioli, nell’ultimo mese dell’anno, riunisce le associazioni culturali per fare il punto sull’attività dei tavoli tematici e per condividere le parole chiave su cui improntare l’offerta culturale per l’anno successivo. «Parole chiave strettamente legate al percorso che stiamo seguendo con la Fondazione Pistoletto Cittadellarte ma anche i capisaldi su cui intendiamo poggiare l’offerta culturale di Busto Arsizio» rivela l’esponente della giunta Antonelli. La grande novità dell’edizione 2024 consiste infatti nel “Rebirth Forum” della Fondazione che fa riferimento a Michelangelo Pistoletto, vero protagonista della stagione culturale con le sue installazioni “La Venere degli Stracci” e “Il Terzo Paradiso” in occasione di M(a)y Fiber. A condurre il dibattito era presente Saverio Teruzzi, coordinatore degli ambasciatori del Terzo Paradiso per la Fondazione Pistoletto.
L’intervista all’assessore
Le due dimensioni, apparentemente opposte, dell’impegno su cui l’assessorato alla cultura vuole dare impulso al mondo associativo, sono da un lato quella di puntare sempre più sull’attrazione di chi arriva da fuori, nell’ottica di una prospettiva turistica per la città, e dall’altro di rivolgersi sempre più verso le cosiddette periferie di Busto sulla base delle “tre Q” dettate da Maffioli, «quantità, qualità e quartieri». Sul primo fronte peraltro l’assessore torna a fare un accenno sul tema, particolarmente dibattuto dopo le provocazioni di Cruciani e non solo, della “città brutta”: Siamo una città di provincia, definizione che non è una “diminuito” ma per noi è piena di valore, in un momento in cui tanti milanesi stanno arrivando a vivere anche a Busto Arsizio come città piena di tante cose positive per poter formare una famiglia o trovare una nuova dimensione anche grazie ai collegamenti. Una città che stiamo dimostrando come si possa affrancare da miopi stereotipi e come la comunità con i suoi talenti ed eccellenze possa fare la differenza a prescindere dal numero di abitanti o dal fatto di essere capoluogo di provincia o meno». E nella strategicità dei tavoli tematici Maffioli vede «il senso di ritrovarci e prendere coscienza di essere comunità, una comunità culturale e il motore di una comunità più vasta».
Il mondo che cambia
Una bussola per affrontare le sfide dell’era digitale e dell’intelligenza artificiale ha provato a darla il vicedirettore del “Corriere” Daniele Manca: «Il rischio che stiamo correndo è l’incertezza: non vogliamo prendere atto che il mondo è cambiato. L’ecosistema digitale sta modificando l’approccio al reale, in realtà la tecnologia continua a fare quello che chiediamo noi, in maniera sempre più efficace, ma siamo noi che la stiamo guidando. E con gli strumenti dell’intelligenza artificiale diventiamo più bravi man mano che li addestriamo, ma noi non riusciamo a percepirla come un valore». Un altro motivo di speranza, per Manca, consiste nel fatto che, dopo gli anni degli incontri a distanza, «nelle aziende si sta tornando all’interazione fisica, addirittura le riunioni vengono convocate con un quarto d’ora di anticipo per fare relazione perché il valore è l’interazione più della riunione operativa stessa. La ricchezza è la creazione di comunità». Ed è proprio su questo fronte che la cultura ha un senso.
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