BUSTO ARSIZIO – «Mi scoccerebbe terminare l’esperienza da sindaco lasciando un’incompiuta come l’ex Borri». Lo ha rivelato il sindaco Emanuele Antonelli di fronte alla platea dell’università cittadina della cultura popolare, dove come da tradizione è andato a fare gli auguri di Natale, lo scorso mercoledì 11 dicembre. «Abbiamo chiesto allo Stato di poter mantenere i 5 milioni di finanziamento, svincolandolo dal PNRR, per rifare il progetto, magari un attimo ridotto, e rimettere a nuovo la parte storica dell’ex Calzaturificio».
Il Sindaco all'”Università”

Antonelli ha elencato i progetti PNRR, circa 60 milioni in tutto, che stanno procedendo verso la scadenza della primavera 2026 in cui i cantieri dovranno essere necessariamente completati. Quelli più avanti, «anche un po’ in anticipo», sono l’ex carcere di via Borroni e l’ex oratorio di Sacconago, nonostante la Sovrintendenza «che ci dà prescrizioni anche sul singolo mattone». Ma il sindaco non glissa sull’ex Borri, che invece è saltato dai piani per il PNRR: «Per la parte “davanti” c’è andato male l’appalto – ammette Antonelli – secondo noi non rispettavano tempi e condizioni, loro dicono di no ma ci sarà una causa. Nel frattempo abbiamo chiesto allo Stato di mantenere i 5 milioni di finanziamento, a cui si aggiungevano 3 milioni messi dal Comune, per rifare il progetto, che sarà un attimo ridotto rispetto all’originario, e rimettere a nuovo il Calzaturificio senza spendere cifre enormi». Senza Auditorium?
Le intenzioni sul Borri
Per il sindaco l’ex Borri è una priorità: «Voglio che parta, mi scoccerebbe terminare la mia esperienza da sindaco ancora con quella incompiuta – le parole di Antonelli – ora non ci sarà più la scadenza del PNRR e quindi avremo più tempo per completare l’opera». Intanto procedono i lavori del social housing, che «serve per far entrare soldi e mantenere in futuro il Calzaturificio». Nei piani dell’amministrazione per la parte storica del Borri c’è sempre «il trasloco di tutta l’anagrafe e degli uffici del piano terra», che serviranno a riportare a Palazzo Gilardoni «gli uffici dei lavori pubblici e dell’edilizia che oggi sono ai Molini Marzoli».
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