di Gian Franco Bottini
“La politica è debole”. E’ la malinconica espressione sfuggita recentemente al ministro Giorgetti, figlio della nostre terre e abituato a poche chiacchiere, ma quelle poche sempre colme di significato.
“Politica” è definita il complesso delle attività che si riferiscono alla vita e agli affari pubblici; una definizione così ampia da risultare vaga, quando si volesse entrare nello specifico di qualche situazione. Certo il buon Gian Carlo (ci permettiamo la confidenza perché in molti dalle nostre parti lo chiamano così, dopo decenni di convivenza politica), proprio per la sua asciuttezza, lascia spesso le sue affermazioni all’interpretazione di chi ascolta e anche in questo caso avrebbe potuto riferirsi a molte situazioni.
Nel suo ruolo di ministro delle Finanze, alle prese con un bilancio dal fiato corto, avrebbe potuto riferirsi alla sudditanza della politica alle regole del mercato, della finanza, delle lobbies industriali e ad altro ancora. Ne avrebbe avuta tutta la ragione pensando agli stabilimenti di auto che si vanno chiudendo in tutta Europa, a causa delle minacciose norme comunitarie sulla transizione energetica; norme così assurde e prive di ogni valutazione sulle loro ricadute da creare una miriadi di sospetti, che ancor peggio se infondati, perchè dimostrerebbero la debolezza della politica nel non sapersi opporre (a chi?), neppure di fronte all’assurdo.
Come uomo di partito, Giorgetti avrebbe potuto riferirsi alla specifica situazione della sua Lega e la sua sarebbe una preoccupazione più che legittima, perché l’indebolimento della politica, da quelle parti, trova anche un plastico riscontro nel vertiginoso calo dei consensi. E il Nostro (persona pragmatica e intellettualmente onesta) ne conoscerebbe le ragioni, legate ad un modo salviniano di far politica del tutto autolesionista.
Non può essere infatti forte una politica che ha, come unico fine, la spasmodica e disordinata ricerca di voti, perché come diceva un “volpone” di altri tempi: “Tanti ne fai e di più ne perdi”. Annullare le multe ai no-vax può forse portare qualche voto, ma certamente far arrabbiare i più, che, di fronte ad una pandemia, hanno avuto un comportamento responsabile. Ma la cosa più grave sarebbe quella di svilire un’ordinanza del Governo (emessa in un momento drammatico della nostra storia) riducendola al rango della solita barzelletta, che si conclude con un condono, una pacca sulle spalle o una pilatesca scusante di “buonafede”. Uno dei tanti precedenti destinati a minare l’autorità dello Stato.

Il buon Giorgetti, varesotto sempre attento alle cose di casa nostra, potrebbe aver tratto la sua definizione di “debolezza” della politica, osservando e giudicando una vicenda in corso nel Consiglio Comunale di Busto. Una vicenda di modesta rilevanza, rispetto ad altre, ma indicativa di come quella “debolezza” si sia oramai insediata anche ai livelli più bassi del contesto politico generale. Una vicenda, quella bustocca, nella quale si può trovare di tutto. Dalla elezione di un Consigliere sulla base di una dichiarazione mendace, al conseguente dileggio di un Consiglio Comunale, al successivo “premio” della stessa persona nel ruolo assessorile, fino ad una assoluzione plenaria impartita dalla massima autorità comunale per presunta “buonafede”. Va detto che la inevitabile ammissione dei fatti contestati, che ne è seguita, può forse meritare le cosi dette “attenuanti” ma non certo la dimenticanza della legge, cosa che, oltre ad essere un reato di per se stessa, infrangerebbe il principio fondamentale su quale si regge il nostro assetto democratico: essere in un Stato di diritto.
Episodi di questo genere, di minor rilevanza rispetto ai molti altri che coinvolgono personalità politiche di ben più alto livello, sono quelli che fanno poi indebolire la politica, avvicinandola a tutti quei sospetti di favoritismo il cui termine più di moda suona oggi come “amichettismo”.
Ma la politica è fatta dalle persone e, parlando di indebolimento della politica, come conseguenza Giorgetti tira in ballo anche l’impoverimento delle persone che alla stessa si dedicano. Una osservazione che, non volendo mancar di rispetto ad alcuno, è sotto gli occhi di tutti e purtroppo non può essere che condivisa. Le ragioni di quest’ultima osservazione? Molte, con le loro radici che risultano evidenti dall’esame della nostra storia più recente.
Ci scusiamo con il ministro Giorgetti se ci siamo permessi di interpretare il suo pensiero e ci scusiamo ancor di più se nulla di quanto detto fosse da lui condiviso. In tal caso abbia pazienza: anche noi, strada facendo, potremmo esserci indeboliti.
giorgetti politica debole – MALPENSA24
