BUSTO ARSIZIO – «È importante ascoltarsi e far emergere i problemi reali, mantenere sempre la correttezza giuridica e accorgersi dei bisogni più grandi delle persone». È l’invito alla politica rivolto dal prevosto monsignor Severino Pagani nell’omelia della Messa del Te Deum in Basilica di San Giovanni. Si riferiva forse anche al controverso caso dell’assessore Matteo Sabba, di cui è emersa l’incompatibilità quando era consigliere comunale? Il prevosto ha pronunciato queste parole a proposito del tema di «promuovere una qualità più alta della politica», introdotto parlando della «dimensione sociale e civile» che ha voluto percorrere nel suo discorso che guarda al nuovo anno.
Il messaggio alla politica
In prima fila c’erano il vicesindaco Luca Folegani con indosso la fascia tricolore, la presidente del consiglio comunale Laura Rogora e l’assessore alla cultura Manuela Maffioli. «Non è tempo né luogo per proclami o grandi discorsi, per analisi ecclesiali e politiche, ma è il tempo in cui siamo qui con il cuore in mano a pregare, raccolti nella nostra fragilità e speranza» la premessa “umile” del prevosto Severino Pagani, che poi ha voluto «percorrere tre dimensioni della nostra vita personale, ecclesiale e sociale» per lanciare una serie di propositi per il nuovo anno. E parlando di (e alla) politica, Monsignore auspica che «dal cuore dei cristiani emerga il desiderio di una più forte partecipazione sociale e politica. Uomini e donne che hanno possibilità e competenza per dedicarsi alla cosa pubblica, perché ne abbiamo bisogno».
I tre auspici di Pagani
E se Pagani all’amministrazione comunale dedica un «ringraziamento» per l’opportunità che gli viene offerta ogni anno di intervenire alla benedizione nella sala del consiglio comunale, il Te Deum che chiude il 2024 riserva tre auspici per l’anno nuovo in ambito politico e civile: «Promuovere una qualità più alta della politica, riaffermare il primato del bene comune e difendere con riconoscenza il bene della democrazia». Il discorso del Monsignore inizia dall’appello ad «arricchire la politica di contenuti più alti, non banalizzare i commenti e le polemiche, e farla diventare un luogo che ha la dignità di quello che merita. Ma per fare questo è importante ascoltarsi realmente e far emergere i problemi reali, inoltre è importante mantenere sempre la correttezza giuridica e poi accorgersi dei bisogni più grandi che hanno le persone». Sul secondo fronte, «il primato del bene comune», il Prevosto invita ad «aprire lo sguardo verso orizzonti più grandi dei nostri piccoli egoismi». Perché «è importante attuare qualcosa che serve a me, ma se uno è cristiano deve avere l’occhio non solo su quello che serve a sé ma anche su quello che serve a tante altre persone, un sacrificio per il bene di altri, non solo per il proprio gusto o per il proprio piccolo interesse». Oltre l’orticello, insomma. E poi «occuparsi della cosa pubblica è non solo criticare. La critica deve essere sempre costruttiva, per il bene. Ringraziamo coloro che si spendono con il sacrificio di tempo ed energie per il bene degli altri, sia nei compiti politici e amministrativi ma anche nelle associazioni di volontariato. Va benedetto chi si occupa del bene comune».
L’appello alla partecipazione
L’ultimo affondo di don Severino è sulla democrazia: quella vera «non è fondata sulla ricerca esasperata delle maggioranze, in modo tale che governino, e governino da sole, e non è neppure costruita su una redistribuzione ideologica del potere, ma è fondata sul principio della partecipazione». E quindi è tale, ammonisce Pagani, «quando la maggiorparte delle persone partecipano, con poteri e responsabilità diverse. Ma il più grande valore della democrazia è cercare la partecipazione, senza esclusioni reciproche, del più alto numero di persone e di gruppi possibili». Ed è con questi auspici, che si aggiungono a quelli rivolti alla fede personale (un invito a riscoprire «le esperienze e i doni della preghiera, pentimento, penitenza, perdono e pazienza») e alla comunità ecclesiale («resiste ancora una partecipazione del culto, si viene ancora molto in chiesa – afferma Monsignore – ma lo slancio dell’annuncio del Vangelo è debole. Spesso il culto diventa privato e devoto»), che il capo spirituale della chiesa di Busto Arsizio rivolge per il 2025 l’appello ad «incamminarci nell’anno del Giubileo per una ripresa personale della fede, un’appartenenza ecclesiale più convinta e una dedizione più presente alla dimensione sociale e civile della nostra città». E con la speranza che «i cristiani si risveglino nella partecipazione».
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