BUSTO ARSIZIO – E’ accusata di maltrattamenti nei confronti della figlia la donna di 52 anni rinviata a giudizio nella mattinata di oggi, giovedì 9 gennaio, dal Gup del tribunale di Busto Arsizio Stefano Colombo. Per l’accusa la donna avrebbe vessato e maltrattato la ragazza, oggi 19enne, anche in virtù dell’orientamento sessuale della giovane.
Le accuse
Le indagini, coordinate dal pubblico ministero Martina Melita, sono partite un anno fa circa. Quando cioè la ragazza ha presentato denuncia ai carabinieri. Secondo quanto verbalizzato dalla giovane i soprusi da parte della madre avrebbero avuto inizio nel 2020, quando la figlia era ancora minorenne. La donna l’avrebbe privata del cibo insultandola e umiliandola, «Sei grassa. Fai schifo», picchiandola e lasciandola persino al freddo, senza riscaldamento o corrente.
La difesa
Diametralmente opposta è la versione della madre che difesa dall’avvocato Milena Ruffini ha sempre rigettato ogni accusa. La giovane soffre di un disturbo borderline certificato. La 52enne, questa la versione dell’imputata, non avrebbe mai usato violenza nei confronti della figlia. E sul fronte cibo non ci sarebbero mai state privazioni di sorta ma solo il tentativo da parte della madre di far mangiare alla ragazza cibi sani tenendola alla larga dai fast food. Il tutto per preservare la salute della giovane non per via del suo peso. Il giudice ha disposto il rinvio a giudizio, la donna risponderà alle accuse della figlia, già sentita in sede di incidente probatorio (il solo altro teste ascoltato è un insegnante della ragazza che ne avrebbe raccolto le confidenze senza però aver mai riferito di pestaggi ai danni della ragazza), a processo.
