VISTO&RIVISTO Opera necessaria, forse troppo caricaturale e circense

minchella visto rivisto
M. Il Figlio del Secolo. miniserie televisiva diretta da Joe Wright

di Andrea Minchella

VISTO

M. IL FIGLIO DEL SECOLO, di Joe Wright (Italia Francia 2024, 8×60 min., Sky Atlantic).

Progetto ambizioso. Molto ambizioso. Forse troppo. Il libro di Scurati, che dobbiamo sempre ricordarci essere un romanzo, aveva cercato in maniera inedita e abbastanza obiettiva di tratteggiare un fenomeno, e il suo ideatore, molto complesso che ancora oggi, a più di cento anni di distanza, influenza e modifica gran parte della vita politica e pubblica dell’Italia contemporanea. Il fascismo e il suo inventore pesano come un macigno sulla vita quotidiana di ognuno di noi. Cercare di studiarlo, capirlo e “archiviarlo” è un dovere e un diritto di tutti. Ma l’operazione sembra essere molto complicata perché ancora oggi la ferita pare essere aperta e sanguinante.

Il bravo Scurati ha già scritto su Benito Mussolini, la sua ascesa e il fascismo, inteso come fenomeno non solo politico ma quasi come un movimento religioso dirompente e totalizzante, tre dettagliatissimi libri e sta realizzando il quarto. La sua curiosità sembra essere diventata, comprensibilmente, una sorta di ossessione letteraria per un personaggio tanto complesso quanto enigmatico. Volerlo giudicare solo con gli strumenti che abbiamo oggi, comodamente seduti in una, seppur malata, sempre e comunque rassicurante democrazia, rischia però di portarci ad un’analisi parziale che serve solo a placare la nostra innata e giustificata paura che quel periodo tremendo possa tornare. Ma la paura e il giudizio didascalico non possono garantire una necessaria e profonda rielaborazione storica. Il fatto, poi, che non siamo ancora completamente riusciti a fare i conti con quel periodo storico ci rende, ancora oggi, una nazione fragile e profondamente in crisi.

L’operazione di Lorenzo Mieli, produttore di “The Apartment”, di voler trasformare il bel romanzo di Scurati in una serie televisiva è ovviamente carica di giusti propositi e di una giustificata voglia di continuare il successo planetario del libro in una forma espressiva che oggi va per la maggiore. La scelta, sempre di Mieli, di affidare la figura di Mussolini a Marinelli si è rivelata, poi, perfetta perché Luca Marinelli, insieme a Elio Germano, è forse l’attore più camaleonticamente preparato che il cinema contemporaneo possa offrire. Questi sono probabilmente gli unici punti di forza di una produzione gigantesca che è stata realizzata, da un punto di vista tecnico e artistico, in maniera ineccepibile e, certamente, originale.

La regia dello statunitense Joe Wright, invece, che viene giustificata per la sua oggettiva equidistanza del fenomeno raccontato, risulta probabilmente inappropriata proprio perché il fascismo raccontato da Scurati è una faccenda prevalentemente e antropologicamente italiana e dunque, credo, rappresentabile con più “sentiment” e maggiore onestà intellettuale da un autore che in Italia ci ha vissuto e che, dunque, avrebbe potuto apportare alla realizzazione dell’opera tutta una serie di dettagli e sensazioni che uno straniero potrebbe tralasciare per evidenti motivi geografici, quasi antropologici.

Tra i produttori di “M. Il Figlio del Secolo” c’è, fra gli altri, Paolo Sorrentino. Sicuramente l’autore di “Parthenope” avrebbe potuto cimentarsi con più spontaneità e originalità in un progetto grottesco e fortemente iconografico così come è stata realizzata la serie. Sorrentino con la sua potente capacità creativa avrebbe potuto forse dare vita con maggiore credibilità e più strutturata poetica ad un’opera che si prendeva il rischio di allontanarsi dalla pura verità storica per addentrarsi in una rielaborazione caricaturale e buffonesca, quasi “futuristica”, che non eccedesse mai rimanendo sempre affrancata alla tragedia del momento storico narrato. La difficoltà, infatti, risiede proprio nel voler ribaltare secondo i codici della commedia e della farsa un tema ancora così divisivo e deflagrante senza un’autorevolezza artistica in grado di legittimare un lavoro così ambizioso. Solo un capace e strutturato autore, credo, può maneggiare una tematica così complicata ed un personaggio tanto complesso quanto criptico.

“M. Il Figlio del Secolo” si prende un rischio enorme senza riuscire pienamente a restituirci la tensione emotiva, comunque poggiata su canoni drammaturgici, che Scurati aveva trasmesso con il suo romanzo. È tuttavia un’opera di alto livello che vale la pena guardare e che può regalarci spunti interessanti tanto da spingerci ad una ricerca storiografica personale più puntuale ed analitica e certamente meno grottesca e parodistica.

***

RIVISTO

MUSSOLINI- ULTIMO ATTO, di Carlo Lizzani (Italia 1974, 135 min.).

Lizzani realizza un intenso e angosciato ritratto di un uomo sconfitto che cerca la fuga ma troverà la morte. Lontano dall’oppressione contemporanea del “politicamente corretto”, il regista riesce a raccontare con umanità e sensibilità uno dei momenti più tragici del nostro paese.

La morte di Mussolini e di Claretta Petacci diventano epica universale di un peccato originale che non abbandonerà più la vita politica e sociale dell’Italia. Un film apparentemente asettico pieno invece di senso civico, politico e religioso che oggi sembrano non esserci più. Memorabile.

minchella visto rivisto – MALPENSA24
Visited 194 times, 1 visit(s) today