VARESE – Le sberle, gli insulti, le manie di controllo e le violenze. In aula oggi, martedì 4 febbraio, davanti al collegio del tribunale di Varese presieduto dal giudice Cesare Tacconi ha testimoniato la ex di Francesco Tomasella, già candidato sindaco a Varese, no vax convinto, o, meglio, convinto oppositore delle restrizioni imposte dal Governo Conte durante il periodo più acuto della pandemia Covid.
Ossessivo e violento
Tomasella è in carcere dallo scorso maggio con le accuse di violenza sessuale e stalking, l’arresto scattò dopo la denuncia della ex compagna. Che oggi, in aula, ha risposto alle domande del Pm raccontando tre anni «di paura. La prima volta che mi costrinse, contro la mia volontà, ad avere un rapporto orale, dopo avermi picchiato e insultato, ho lucidamente pensato che sarei morta. Che non sarei arrivata al mattino del giorno dopo e che le mie figlie sarebbero rimaste orfane». Quello descritto dalla parte civile, assistita dall’avvocato Chiara Di Giovanni, nascosta dietro un separè perché non tranquilla data la presenza dell’imputato in aula è un Tomasella ossessivo, maniacale nel voler «controllare il mio cellulare. Nel chiedermi sino a sfinirmi i dettagli delle storie che avevo avuto prima, salvo poi avere degli scatti d’ira quando rispondevo alle sue domande. Mi insultava e mi umiliava». Un uomo capace di alternare gesti eclatanti, una vacanza a Parigi in regalo dove ha chiesto alla donna di sposarlo con tanto d’anello, ad aggressioni verbali arrivando a coprirla di insulti sotto la Tour Eiffel per aver perso al gioco delle “tre carte” (erano bicchierini, ma il meccanismo è lo stesso) circa 400 euro vessandola al punto da spingere l’allora compagna a restituirgli i soldi giocati e persi.
Paralizzata dalla paura
La donna ha raccontato tre anni di prendersi e lasciarsi, con lui che giurava ogni volta di essere cambiato e lei che gli mandava la foto di un livido che le aveva lasciato con un calci, che quando lei si allontanava la inondava di messaggi e telefonate presentandosi a casa sua con tanto di sceneggiata. In un occasione la parte civile ha parlato di «Rapimento. Mi rapì e mi trattenne contro la sua volontà dopo che ero andata in discoteca con una mia amica. E mi costrinse ad avere un rapporto sessuale completo che io non volevo. Quella è l’ultima cosa che una donna avrebbe voluto in quella situazione. Perché non scappavo? Perché ero paralizzata dalla paura. Quando era in quelle condizioni io ero terrorizzata e fisicamente, certo, non avevo la forza di sopraffarlo». L’udienza è stata aggiornata a marzo quando il collegio ascolterà anche il contro esame dell’avvocato Ester Cantina, difensore di Tomasella che oggi, in aula, ha mostrato segni di nervosismo. L’ex candidato ha sempre respinto le accuse.
varese processo tomasella – MALPENSA24
