Esuli giuliano-dalmati, Travedona proietta il documentario “Il sorriso della patria”

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TRAVEDONA MONATE – «Non è un caso che il Giorno del Ricordo venga ancora così poco celebrato e, sovente, accenda faziose polemiche politiche. Da un lato, solo a partire dalla fine degli anni Ottanta del secolo scorso la storiografia ha studiato e approfondito la tragedia delle foibe e dell’esodo degli italiani da Istria e Dalmazia, dall’altro è relativamente recente, a partire dal 2004, l’istituzione ufficiale della giornata nazionale dedicata». Ciò non toglie che, per l’amministrazione comunale di Travedona Monate, l’appuntamento sia «tra i più importanti dell’anno. Domani, domenica 9 febbraio, al cineteatro “Sant’Amanzio” verrà proiettato alle 21, con ingresso gratuito, il documentario “Il sorriso della patria” di Giulia Musso».

Gli sforzi di reintegrazione nel tessuto sociale italiano

Costituito da spezzoni di cinegiornali e filmati dell’Istituto Luce – prodotti fra il maggio del 1946 e l’aprile del 1956 – inframmezzati da foto d’epoca e testimonianze, il film, più che la storia dell’esperienza tragica delle violenze subite e dell’esodo, rappresenta gli sforzi di reintegrazione delle popolazioni giuliano-dalmate nel tessuto sociale italiano e le diverse iniziative poste in essere dai governi per favorire questo processo.
«Ricordare le tante vittime italiane (le statistiche variano tra le 3mila e le 5mila) uccise dal regime di Tito, al solo fine di eliminare possibili oppositori politici o, più semplicemente, per vendicarsi dell’occupazione fascista che aveva ottenuto quelle terre, è doveroso», ha dichiarato l’assessore alla Cultura e vicesindaco Stefano Baranzini.
Non tutte le vittime però vennero gettate nelle foibe, molte di esse perirono nei campi di sterminio jugoslavi, altre si salvarono solo grazie a un esodo forzato causato dal Trattato di Parigi, firmato il 10 febbraio 1947, che ridisegnava i confini orientali dell’Italia (assegnando alla Jugoslavia l’Istria, il Quarnaro, la città di Zara con la sua provincia e la maggior parte della Venezia Giulia, in precedenza facente parte dell’Italia). Proprio a quella data fa riferimento il Giorno del Ricordo.

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Il salvataggio di una memoria che stava sparendo

«Bisogna fare chiarezza e lasciarci educare dalla Storia – è il pensiero del sindaco Angelo Fiombo – la memoria è, e dev’essere, bipartisan. Sempre. Così come per la Shoah o il 25 aprile. Sul Giorno del Ricordo c’è stata un’appropriazione da parte della destra, con i soliti toni nazionalisti, a cui hanno risposto frange dell’estrema sinistra che sostengono ancora oggi la vecchia versione dei fatti del regime jugoslavo: le foibe e l’esodo come resa dei conti contro i criminali fascisti. Ci vuole equilibrio di giudizio: il Giorno del Ricordo non è una festa della destra, ma di tutti gli italiani».
Il fatto che la legge istitutiva del 2004 sia stata votata quasi all’unanimità «è positivo, perché ha sottratto la tragedia istriano-dalmata a un uso di parte. L’istituzione del Giorno del Ricordo è un doveroso e tardivo riconoscimento delle sofferenze subite da un numero considerevole di italiani nell’immediato dopoguerra. Inoltre ha consentito il salvataggio di una memoria che stava sparendo, quella degli italiani dell’Istria, di Fiume e di Zara. Non dobbiamo dimenticarlo».

Giorno della Memoria, a Travedona le testimonianze del documentario “Shoah”

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