La grande truffa col computer, il futuro che c’è già

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Il “dove andremo a finire?” come preoccupata domanda rispetto al futuro si adatta alla perfezione alle nuove situazioni tecnologiche e sociali introdotte dall’Intelligenza Artificiale. Una invenzione straordinaria, ma che non lascia spazio alla bontà del suo utilizzo in contrapposizione ad applicazioni delittuose. Le notizie della clamorosa truffa ai danni di noti imprenditori, alcuni dei quali caduti dritti dritti nella rete dei malfattori, è la conferma di come, quanto e perché possa essere pericolosa. Si tratta di una sostanziale evoluzione delle classiche truffe, quelle messe a segno soprattutto a danno delle persone fragili, diffuse fino al punto da rappresentare una vera e propria emergenza, difficile da contrastare. Una nuova forma di malavita, sinora di piccolo cabotaggio, che si accanisce contro gli anziani e i cittadini più vulnerabili nel tentativo di farsi consegnare denaro o oggetti di valore. Una seria questione di sicurezza che mette in allarme le forze dell’ordine e, naturalmente, la popolazione.

Nel caso in questione, la faccenda è molto più complessa.  Il bersaglio dei “truffatori tecnologici” è il vertice dell’imprenditoria e della finanza, preso di mira con un espediente che presuppone conoscenze di alto profilo. Come si sa, le vittime sono state tratte in inganno dalla voce del ministro Guido Crosetto ricostruita con un software informatico da sembrare così vera da non destare sospetti. Se non fosse per le modalità delle richieste formulate agli interlocutori, che hanno fatto subodorare il raggiro, la faccenda avrebbe potuto avere ben altri esiti: il falso responsabile governativo della Difesa chiedeva un corposo contributo per pagare il riscatto di non meglio identificati giornalisti vittime di un rapimento. Qualcuno, a quanto pare, ha  pagato, ignaro di essere finito in una trappola e in forza della promessa che sarebbe poi stato rimborsato dalla Banca d’Italia. Quasi da non  credere, in special modo per i nomi in ballo, da Diego Della Valle, a Massimo Moratti, da Tronchetti Provera a Giorgio Armani, e così via. Cognomi famosi ora nei fascicoli della procura di Milano che sta ricostruendo la rete della “stangata”.

Detto questo, c’è da chiedersi fino a che punto l’Intelligenza Artificiale rappresenti una risorsa e non un problema. Il fatto che si possa far dire a chiunque qualunque con la sua voce non ci pare rasserenante. C’è bisogno di regole chiare per evitare degenerazioni, fughe nel proibito e nell’illecito. La sfida è sì tecnica, ma in via prioritaria è etica, morale, filosofica, legale. Ed è nelle mani dei governi; a cominciare dall’esecutivo americano, con Donald Trump e il suo consigliere speciale Elon Musk a condurre la partita. Con quali obiettivi?

Soltanto alcuni giorni fa, nella lectio magistralis di Marsiglia, Sergio Mattarella ha parlato del ritorno delle cosiddette “sfere d’influenza” che “hanno il volto e il potere economico dei grandi dominatori del cyberspazio e dello spazio extra-atmosferico” che agiscono, dice il presidente “come novelli corsari e usurpatori delle sovranità”. Un’ulteriore estensione delle nuove tecnologie ben oltre le “semplici” applicazioni truffaldine. C’è di che meditare. E di che preoccuparsi per una società che pare disattenta a quanto le sta accadendo al suo interno e all’intorno. Persino le truffe col computer sono un segnale del futuro che ci aspetta, che è già cominciato.

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