Cambiare Mandole? No, cambia le scarpe Mandole!

openjobmetis mandole difesa playoff

*di Marco Pinti

Adesso è ora di sgonfiare le ruote. Tutte e quattro, anteriori e posteriori. Altrimenti i copertoni iniziano a girare a vuoto, il motore s’ingolfa e a quel punto siamo fritti. Piaccia o no: è così che si attraversa il deserto. La buona notizia: siamo a metà strada, dopo le sabbiature forzate di Brescia, Milano e Trento. La cattiva: si è rotto qualcosa.

Non so se tra lo spinterogeno e l’allenatore, tra il radiatore e la squadra, tra la marmitta e il pubblico che applaude, tra il servosterzo e il pubblico che fischia. Di sicuro serve che qualcuno apra il cofano e si sporchi le mani per venirne a capo. Nel frattempo, sgonfiamo i nervi, le polemiche e le palle che, secondo il noto teorema, girano tanto più vorticosamente, quanto più si allontanano dal canestro. Ognuno al suo posto.

I tifosi, paganti e abbonati sul loro bravo seggiolino numerato, i giocatori in campo e l’allenatore in panchina. I primi sono liberi di vestirsi come gli pare, di applaudire quando vogliono applaudire, fischiare quando vogliono fischiare, di chiudersi in un malinconico silenzio oppure sgolarsi per aggiungere la propria voce ai cori della curva. I giocatori, spiace dirlo, ma sono un po’ meno liberi. Per esempio, si devono vestire sempre, tutti, dello stesso colore, ma su questo devo dire che ce la caviamo ancora bene.

Ieri sera, poi, il logo con la V di Varese in forma di elettrocardiogramma era davvero bello. Dovremmo tenerlo così, una sorta di avviso per le fibrillazioni che provoca lo spettacolo in scena sul parquet. Batte. Forte. Sempre. Con la gola incravattata in parterre o protetta da una sciarpa in piccionaia è un’unica emozione che palpita con i nostri sgangherati eroi in canottiera. Perché a Varese la pallacanestro è più di uno sport, è qualcosa che ci distingue. Una delle pochissime che, a tratti, riesce perfino a definirci. Ne ho avuto la conferma la settimana scorsa, mescolato al pubblico di Milano, nel forum del Palastilista, quando mi sono accorto che le persone intorno a me stavano soltanto guardando una partita di pallacanestro. Noi, invece, ogni volta che andiamo al palazzetto abbiamo la sensazione di tornare a casa. Forse l’unica che abbiamo.

Io vorrei che lo capisse chi parla della partita come di un “experience”, perché magari smetterebbe di usare formule così vuote, così lontane dai cuori di carta che tutti stringevano tra le mani, lungo l’ennesima ritirata da Caporetto fino al parcheggio. Vorrei che lo capissi anche tu, caro Mandole, adesso che ti tocca scendere dalla macchina e spalare la sabbia dal motore. Io non sono tra quelli che fischiano, io ti urlo dietro solo quando esageri a rimproverare Kao. Ma io non ci capisco di tattica, io mi affeziono ai giocatori, figurati. Però sono di Varese e ci tengo a dirti una cosa: nessuno ce l’ha con te. Fidati, io quest’anno i settori li ho girati quasi tutti, ho parlato, raccolto voci, dubbi, angosce: secondo me quello che stiamo cercando di dirti è un’altra cosa. Per esempio, la prossima volta che ci fischiano un fallo contro, per favore, protesta. Non dico di fare come Messina che sembra un avvocato di “Un giorno in pretura”, ma fai sentire un po’ di pressione: serve a dare grinta ai giocatori, a farli sentire difesi.

Lo stesso vale nel commento dopopartita: arrabbiati, oppure piangi, se preferisci ridi, scherza, cita Confucio, Aristotele, Zanus Fortes, ma facci sentire diversi, speciali, anche dopo una sconfitta. E se per caso ti prende lo sconforto durante la partita, non guardare solo la panchina, guarda anche noi sugli spalti. Girati, spronaci: chiamaci in campo, siamo venuti per quello. Infine, non ti offendere, ma le scarpe, Mandole. Per favore, non ti offendere. Le tue scarpe, bianche. Non è un consiglio di eleganza, figurati, io anche quando mi vesto bene sembro comunque un contrabbandiere. È una svolta di carattere. Il bianco va bene quando le cose vanno bene, ma adesso ci vogliono scarponi da battaglia, non dico gli anfibi dei marines, ma qualcosa che segni, anche esteticamente, un cambio di passo. Spero non ti dispiaccia il mio consiglio, ora che in molti chiedono un gesto simbolico, uno spartiacque per ripartire.

C’è chi dice che bisogna cambiare l’allenatore, secondo me devi soltanto cambiarti le scarpe.

Comunicatore politico
e tifoso della Pallacanestro Varese

mandole pallacanestro scarpe – MALPENSA24
Visited 668 times, 1 visit(s) today