Di che cosa stiamo parlando, di pace? Della cosiddetta “pace giusta” invocata dall’Ucraina e dall’Europa o della pace a proprio uso e consumo ipotizzata dagli Stati Uniti in accordo più o meno sottinteso con la Russia? La successiva domanda è scontata: come andrà a finire? Quanto accaduto il 28 febbraio alla Casa Bianca è l’antitesi della diplomazia, un aspro, sconcertante scontro tra Donald Trump, il suo vice J.D. Vance e il “povero” Volodymyr Zelensky, una scena in mondovisione che non ci pare abbia molti precedenti, tesa a condizionare, probabilmente a spaventare, il presidente ucraino per piegarlo ai desiderata dello Zio Sam e non solo, per dirla fino in fondo. Con tutti noi attoniti, impotenti, preoccupati.
Che si metta male ci pare evidente. I leader europei hanno ribadito il loro sostegno a Zelensky, allargando però il solco tra il Vecchio Continente e la nuova America uscita dalle elezioni di novembre. Una situazione complessa, difficile e pericolosa. Un momento storico esposto a qualunque conseguenza, benché proprio Zelensky, dopo essere stato cacciato dallo Studio Ovale, abbia evitato in una intervista televisiva di aggravare la situazione, anzi, ci pare abbia cercato di soprassedere all’umiliazione subita poche ore prima. Insomma, un tentativo di ricucire lo strappo. Ma “quelli” pretendono le scuse, vogliono un atto di sottomissione completa per continuare a fornire armi all’esercito ucraino.
Non sembra sia più sufficiente la firma incondizionata all’accordo sulle terre rare, oggetto dell’incontro/scontro a Washington, per rimettere in carreggiata le trattative. La sensazione è che Trump, da vero imperatore, pretenda addirittura che Zelensky non metta becco nelle faccende ucraine, come fosse un estraneo rispetto a quanto sinora accaduto, non la vittima dell’aggressione espansionistica attuata da Putin al prezzo di devastazioni e lutti. “Non hai le carte” gli ha detto Trump senza giri di parole e dopo averlo irriso per il suo modo di vestire. Inutile commentare.
E l’Europa? Giorgia Meloni lancia opportunamente la proposta di un vertice con gli Stati Uniti. Ma c’è ancora da credere che gli Usa continuino ad essere un affidabile alleato dell’Ue? Al netto dei dazi, in verità sinora minacciati, Trump e la sua corte hanno sì uno sguardo interessato sulle capitali europee, ma più che altro sui movimenti euroscettici, su chi strizza l’occhio al Cremlino, sui nazionalisti e, addirittura, sui partiti, come l’AfD tedesca, di matrice neonazista. Non c’è da rasserenarsi. Il sospetto è che invece di collaborare con i suoi storici partner, la Casa Bianca miri a dividerli. Lo stesso obiettivo, seppure con una visione diversa della questione, di Vladimir Putin.
Intanto in Ucraina si continua a morire e a soffrire. Sono trascorsi tre anni dal giorno dell’invasione, la Russia è entrata per alcuni centinaia di chilometri nei territori ucraini, li ha conquistati. La resistenza, sostenuta dagli aiuti dell’Occidente, le ha però impedito di arrivare a Kiev. Fino a quando durerà? Il cambio di strategia americana è un altro, forse decisivo successo russo nella insensata guerra in atto. Per ora un punto a favore anche di chi, per un concetto mercantile della politica, pensa di imporre la sua legge a mezzo mondo e a un popolo vittima di un’aggressione, deciso a non soccombere all’arroganza del più forte.
