Con un autore come Cronenberg al Baff «non abbiamo nostalgia del corpo fisico»

Gianni Canova e Giulio Sangiorgio dialogano con David Cronenberg

BUSTO ARSIZIO – «Non abbiamo nostalgia del corpo fisico di fronte a un autore come Cronenberg», ha assicurato Gianni Canova a un Teatro Manzoni sold out ieri, sabato 29 marzo, pochi istanti prima di dialogare con il regista canadese per l’anteprima italiana del suo ultimo film “The Shrouds” proiettato a Busto nella serata di apertura del Baff. Sul palco con lui Giulio Sangiorgio, direttore artistico della kermesse che per l’occasione ha invitato l’ex rettore dello Iulm, «l’esegeta più raffinato» della materia, che nel 1993 firmò il primo libro dedicato in Italia. Per l’inaugurazione del festival l’autore di “La mosca”, “A History of violence” e “La promessa dell’assassino” si è collegato da remoto per parlare, senza troppe rivelazioni sull’ultima fatica, dei tratti distintivi del suo cinema.

Pellicole fuori dal tempo

«Era ricordato soprattutto per i film splatter ma quando vidi “Videodrome” mi sembro trent’anni avanti», ha sottolineato Canova riguardo alle capacità profetiche dei lavori di Cronenberg, che «sembrano sempre fuori dal tempo, perché continuano a porci domande rimaste tutt’ora senza risposta». Dopo i saluti del presidente del Baff Gabriele Tosi, del sindaco Emanuele Antonelli e dell’assessore alla Cultura Manuela Maffioli, e del video introduttivo realizzato da Rodolfo Cavina e Andrea Brandolaro, il regista si è messo in contatto da Londra con la sala di Busto – ironia della sorte per chi ha fatto del corpo e delle sue mutazioni gli elementi centrali delle sue opere, è lì bloccato a causa della febbre – per ricevere simbolicamente il premio “Dino Ceccuzzi” per l’eccellenza nel cinema.

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Teorie del complotto

“The shrouds”, che racconta come un imprenditore, interpretato da Vincent Cassel, abbia ideato un cimitero dove è possibile assistere al disfacimento dei corpi nelle tombe grazie a dei sudari ad alta tecnologia, «è stato visto – così Canova – quasi come una confessione, che arriva dopo la morte di sua moglie e di sua sorella Denise»: «sebbene si basi sulla mia esperienza di vita quando inizio a scrivere tutto si trasforma in finzione», è stata la risposta. «Non penso che il pubblico abbia bisogno di conoscere la mia vita personale e il fatto che ci siano aspetti autobiografici non fa nascere automaticamente un’opera d’arte». Nel film compaiono anche alcune teorie del complotto, legate in particolare alle capacità della tecnologia di creare o alterare immagini: «Non sono però a sfondo politico, ogni immagine in un film è già di per per sè qualcosa di non naturale. Questa finzione crea sì qualcosa di vero, ma in senso artistico».

Una strategia per gestire il lutto

Quanto al protagonista di “The shrouds”, che ha perso la moglie sette anni prima, «il complotto – ha spiegato Croneneberg – potrebbe essere una strategia per gestire il lutto». E la vicenda narrata sembra fare riferimento tanto a “ExistenZ” quanto a “La donna che visse due volte” di Alfred Hitchcock ma «l’unica vera connessione, al secondo – ha precisato il regista – è la mia sensibilità. In effetti Brian De Palma ama citare Hitchcock in continuazione ma nel mio caso, al momento delle riprese, è sempre la prima volta, perché cerco di dimenticarmi degli altri film, sebbene vivano in me». Lo stile – ha rilevato Sangiorgi – è sempre più essenziale e teatrale: «all’inizio quando si gira sembra di avere tanti giocattoli e vuoi provare tutto, ma con il passare del tempo, e sentendomi sempre più maturo, vado verso una maggiore semplificazione».baff cronenberg autore corpo 04

Difficoltà a trovare finanziamenti

Se ancora una volta è stato confermato il sodalizio – «abbiamo fatto diciassette film insieme» – con Howard Shore, compositore della colonna sonora, per quanto riguarda la produzione dell’opera «è ormai molto difficile trovare finanziamenti. Dopo Covid, Netflix e streaming il cinema è diventato molto conservatore, mentre i miei lavori sono tutti indipendenti; quella con Yves Sain Laurent e Anthony Vaccarello si è rivelata una collaborazione interessante». In uno scenario che vede avanzare l’intelligenza artificiale, Cronenberg ha comunque riconosciuto che «tra giovani e meno giovani ci sono ancora ancora molti bravi registi: non saprei chi premiare. Sicuramente tra gli ultimi film che mi hanno colpito c’è, anche sotto l’aspetto del visivo, il danese “The girl with the needle” di Magnus von Horn».

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