Agli spioni piace la provincia di Varese

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Una quarantina di anni fa, ancora in epoca sovietica, il consiglio comunale di Gallarate si lanciò in un dibattito surreale per la notizia (mai verificata) di missili russi puntati sul Varesotto, più nello specifico sull’area gallaratese. Al di là delle speculazioni politiche di quel momento (democristiani e comunisti si scambiarono irripetibili “gentilezze”) e del modo esasperato in cui fu approcciata l’informazione, l’interesse di certi paesi stranieri per il nostro territorio è rimasto uguale. Il drone scoperto in questi giorni a monitorare il Centro Euratom di Ispra ne è la conferma. A maggior ragione se, a quanto pare, si tratta di un drone russo, di uno Stato che al momento non ci è amico. E non serve spiegare perché.

Che non sia un missile puntato su di noi ma un “occhio” che ci spia dal cielo non è più rassicurante, anzi. Il contesto geopolitico, con l’Europa nel mirino per tutto quello che si sa, depone per una preoccupazione diffusa, alimentata anche dalle uscite di governanti improvvidi come la commissaria europea che ha pubblicizzato un kit di sopravvivenza in caso di guerra. Una propensione bellicista che non fa altro che aumentare la paura.

Il Jrc di Ispra è sul lago Maggiore. Il bacino del Verbano è già salito alla ribalta delle cronache per il naufragio della Gooduria, un natante affondato due anni fa e che aveva a bordo un gruppo di veri o presunti 007. Che cosa ci facessero lì questi spioni nessuno l’ha mai detto né mai ce lo dirà. E’ però facile supporre che la provincia di Varese sia propizia per le spy story. Collocata in una zona strategica della nazione, offre una serie di occasioni che sollecitano giusto l’attenzione di chi ci vuol male, ma anche di chi ci vuol bene o finge di volerci bene.

Basti pensare all’industria aeronautica, vocata anche alla realizzazione di velivoli per le forze armate italiane e straniere, motivo di concorrenza imprenditoriale con i paesi alleati dell’Italia. Cascina Costa, Vergiate, Venegono Superiore e tutte le altre località che ospitano i presidi di Leonardo e le numerose fabbriche del settore sono tenute constantemente sotto osservazione. Ci pare scontato. Come è scontato che i droni “nemici” possano sorvolare la caserma Nato di Solbiate Olona, e se non fossero i droni c’è da pensare che siano attivi altri mezzi di osservazione. Stiamo parlando dell’acquartieramento di una forza rapida di intervento, e con l’aria che tira, probabilmente sempre in stato di allerta.

Zona strategica, dicevamo, anche per le vie di comunicazione. L’aeroporto della Malpensa con tutti i traffici che passano da lì, quelli conosciuti, quelli “classificati” e quelli che sfuggono alle forze dell’ordine e, soprattutto, ai servizi segreti di casa nostra. Un via vai di cui non si parla apertamente, ma che ci dicono essere molto attivo. Infine le ferrovie e le autostrade, linee e arterie che portano in mezza Europa e che, appunto, sono strategiche per una serie di motivi. Insomma, se la Russia ci guarda dal buco della serratura non c’è nulla di cui meravigliarsi, preoccuparsi però è doveroso. Non tanto per le possibilità di un imminente e speriamo improbabile conflitto, quanto per un contesto che suscita appetiti per nulla rasserenanti per gli spioni di agenzie governative che ci hanno messo sotto attacco. E non da oggi.

Il drone russo scoperto a spiare il Jrc di Ispra. Un altro mistero sul lago Maggiore

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