Se non ci fosse l’OMS bisognerebbe inventarla

di Guido Bonoldi*

L’OMS nasce al termine della II guerra mondiale, tra il 1945 ed il 1948; nel 1946 un comitato tecnico scrive la prima costituzione della nuova agenzia; nel 1948 si tiene a Ginevra in data 24 giugno la prima conferenza mondiale della salute e viene ufficialmente costituita la nuova agenzia internazionale ed intergovernativa, con lo scopo di promuovere la salute globale, rispondere alle emergenze sanitarie e mettersi al servizio delle popolazioni più vulnerabili.

Tra i padri “costituenti” dell’organizzazione si distinsero in particolare Szeming Sze, diplomatico e medico cinese, Geraldo de Paula Souza, esperto brasiliano di salute pubblica e Karl Evang, medico norvegese.  Ora a distanza di quasi ottant’anni stanno emergendo nel mondo politico sia nazionale che internazionale posizioni molto critiche nei confronti dell’OMS, che ne mettono radicalmente in discussione l’utilità. Il 20 gennaio scorso il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha firmato tra i suoi primissimi atti l’ordine esecutivo di uscita del suo Paese dall’Organizzazione mondiale della sanità. Il 25 dello stesso mese l’On. Claudio Borghi della Lega ha depositato un disegno di legge che propone l’uscita dell’Italia dall’OMS. Il 5 febbraio il governo argentino, guidato dal Presidente Javier Milei, ha annunciato di volersi ritirare dall’OMS.

Anche il Consiglio Regionale della Lombardia in data 4 febbraio si è confrontato con il tema OMS discutendo ed approvando a maggioranza, con 43 voti favorevoli e 23 contrari, una mozione presentata dai consiglieri della Lega che “impegna il Presidente e la Giunta regionale a farsi portavoce presso il Governo italiano, quale Paese aderente all’OMS, circa l’opportunità di una seria e radicale modifica dei meccanismi di funzionamento dell’OMS stesso… e a sostenere il Governo nella valutazione, in piena autonomia, del ruolo dell’Italia nell’OMS qualora non vi siano più le condizioni di sostenibilità economica per rimanervi.”

Come Comitato Varese in Salute abbiamo voluto dare un contributo al dibattito sul tema e l’abbiamo fatto invitando ad un confronto esperti di levatura internazionale, con il quali ci siamo ritrovati in Sala Montanari: Mario Raviglione, professore di Global Health presso l’ Università di Milano e professore onorario presso la Queen Mary University di Londra, Giuseppe Lauria Pinter, Direttore Scientifico della Fondazione IRCCS Istituto Neurologico “Carlo Besta” e Professore Ordinario di Neurologia dell’ Università di Milano, Vincenzo Salvatore, Professore Ordinario di Diritto dell’Unione Europea dell’ Università dell’Insubria, Don Dante Carraro, Medico e Direttore dell’Organizzazione Medici con l’Africa CUAMM, moderati da Filippo Ciantia, specialista in Sanità Pubblica, con alle spalle una trentennale esperienza nell’ambito della cooperazione internazionale.

Per primo ha preso la parola il Prof. Salvatore, che ha trattato delle prospettive future della cooperazione internazionale in ambito sanitario, soffermandosi sul ruolo fondamentale delle organizzazioni internazionali, sia di quelle governative, come l’OMS, che di quelle non governative, così come sul ruolo dell’Unione Europea; solo un affronto “inter-nazionale” permette una strategia sanitaria globale sulla base di un approccio “one Health”.

È stata quindi la volta del Prof. Raviglione, che in collegamento da Ginevra ha affrontato il tema centrale del convegno: “l’OMS come indispensabile strumento di condivisione di informazioni e decisioni per la salute globale”. Mario Raviglione, che per diversi anni ha diretto il programma di lotta alla tubercolosi dell’OMS, ha illustrato la storia e le funzioni dell’Organizzazione ed il suo modus operandi; non ha tralasciato di prendere in considerazione le critiche che vengono mosse all’OMS, confutandole punto per punto ed ha terminato affermando che l’OMS è unica ed insostituibile: “di fronte ad epidemie e pandemie sempre più frequenti, la resistenza antimicrobica, l’impatto sulla salute dei cambiamenti climatici, abbiamo bisogno di una OMS rafforzata ora più che mai; ritirare i finanziamenti e il sostegno all’OMS sarebbe sconsiderato. Nessun’altra agenzia ha la stessa legittimità, la stessa rappresentatività globale e la portata internazionale.  Nessun altro organismo ha lo stesso potere di convocare esperti internazionali per valutare le prove scientifiche e contribuire a determinare le migliori pratiche”.

L’utilità dell’OMS è stata testimoniata dall’esperienza concreta di una ONG italiana che opera da molti anni in diversi paesi africani tra i più “fragili” socialmente ed economicamente, Medici con l’Africa CUAMM, esperienza raccontata  con grande entusiasmo dalla viva voce del fondatore e direttore di CUAMM, don Dante Carraro, sacerdote e medico: è proprio in base ai dati forniti dall’OMS che CUAMM orienta la sua strategia di intervento, occupandosi di riduzione della mortalità materno infantile e di lotta alla malnutrizione. L’ultima relazione, tenuta da Giuseppe Lauria Pinter, ha affrontato il tema della disinformazione in medicina; il prof. Pinter ha dimostrato, in modo simpaticamente interattivo, come la disinformazione rappresenti una minaccia per la salute a livello planetario e come sia facile prendere “per buone” informazioni prive di fondamento scientifico. Alla conferenza ha portato il proprio contributo in chiusura Cesare Cardani, rappresentante di Rotary International, organizzazione che dal 1985 sostiene il programma dell’OMS per eradicare la poliomielite nel mondo attraverso la vaccinazione.

La conclusione alla quale si è arrivati al termine dell’approfondito confronto può essere sintetizzata così: se l’OMS non esistesse, bisognerebbe inventarla.

*Medico e consigliere comunale di Varese

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