Renzi, Draghi e l’autorevolezza al cubo

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Mario Draghi

di Massimo Lodi

Come sempre Renzi dimostra d’avere una marcia in più. Quella che -senza gli eccessi dell’hybris fiorentina e il combinato disposto dell’accidia di nemici/amici- gli avrebbe consentito di succedere a sé stesso più d’una volta come premier. A sicuro vantaggio nazionale.

Renzi lo dimostra proponendo all’Ue di scegliere Mario Draghi come negoziatore unico con l’America di Trump. Voci maligne affermano che l’uscita nasconde una volontà di sabotaggio alla visita della Meloni al tycoon, in programma il 17 aprile. Vorrebbe cioè ammaccare il ruolo che la presidente del Consiglio va ritagliando per sé, pur con i soliti distinguo sovranisti: prima l’Italia e quindi gli altri. Voci ragionevoli dicono invece che Renzi testimonia semplice saggezza e solido pragmatismo. Ovvero: se l’ex capo della Bce, l’ex banchiere da tutti apprezzato/riverito/temuto, l’ex salvatore di un’Italia che stava precipitando nel caos dopo il Covid, l’ex titolatissimo al Quirinale e infine silurato a causa di mediocri convenienze di botteghe partitiche; se quest’uomo che il mondo c’invidia e colpevolmente l’attuale inquilina di Chigi non ha subito chiamato in veste di consulente all’esplodere del caos economico-finanziario, che cosa osta all’immediato arruolamento a tutela dell’interesse di 450 milioni di cittadini dal Portogallo alla Bulgaria?

Non osta alcunché. E farebbe bene Von der Leyen a prendere in esame il suggerimento di Renzi. Che sarà pure l’ormai svillaneggiato leader d’una mini-formazione del 2-3 per cento; sarà pure il bersaglio di moltitudini d’antipatizzanti; sarà pure un sovraestimatore di sé che in ragione di ciò irrita il mondo dei sottopancia e dei quaquaraquà; ma Renzi è/rimane the best, il politico numero uno della sua generazione, arriva al punto in anticipo sugli altri, sa vedere lontano anche se poi i misteriosi inghippi del caso -e talune irruenze caratteriali- lo portano vicino al baratro elettorale.

La sua idea, così semplice e realistica, andrebbe subito fatta propria da VdL perché un conto son le opinioni, sia solitarie sia di gruppo, dei vari uomini di governo associati a Bruxelles coi loro Paesi. E un conto diverso è l’opinione d’una personalità fornita di autorevolezza sconosciuta a chicchessia si metta con essa in paragone sui temi bollenti della sventurata attualità.

Dunque Renzi merita ascolto. Anzi lo esige. Non per il fatto che sia Renzi, ma per il fatto che indica all’Ue la migliore delle soluzioni possibili nel peggiore dei momenti vissuti dal Dopoguerra in poi. I pareri si giudicano per il buono che esprimono, non per il profilo di chi li esprime. Se poi accade che anche il profilo sia buono, evviva due volte. E guai a lasciarsi sfuggire l’occasionissima. Nessuno negli States dei bulli si permetterebbe mai d’insolentire un Draghi, e avrebbe invece motivo di paventare le ricadute d’una competenza/notabilità da chiunque riconosciuta al cubo. E da sottoscrivere al bacio.

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