VARESE – «Qui c’è un tessuto imprenditoriale dinamico, ma anche nodi da sciogliere legati alla questione stipendi, alla formazione e alla disponibilità di forza lavoro. Ovvero gli Its sono centri formativi che funzionano, ma non si riesce ancora a soddisfare le richieste, in termini di numeri, delle imprese». E’ questo in sostanza quanto emerso dalla prima tappa del tour nelle 8 regioni del Nord, avviato proprio a Varese, dai due europarlamentari del Partito Democratico Giorgio Gori e Stefano Bonaccini.
Un segnale alle imprese del Nord
«Dare al Nord una priorità – ha dichiarato Bonaccini – perché qui abita quasi la metà della popolazione e si produce ben oltre la metà del prodotto interno lordo. Stiamo parlando di 8 regioni e il Partito Democratico ne governa solo una. Crediamo quindi che si debba dare una risposta al mondo del lavoro e dell’impresa».
Non solo eccellenza dell’aerospazio
Gori e Bonaccini, prima di incontrare la stampa, hanno visitato la realtà imprenditoriale del nuovo presidente di Confindustria Varese Luigi Galbadini; sono stati alla Liuc di Castellanza e poi in Leonardo, dove hanno incontrato anche l’amministratore delegato Roberto Cingolani. Per poi incontrare a Varese i sindacati e le parti sociali del mondo dell’impresa per avere un quadro più completo. Durante le visite sono stati accompagnati dal senatore Alessandro Alfieri e dal consigliere regionale Samuele Astuti.
«In questa provincia c’è un tessuto più complesso rispetto alla semplificazione che fa Regione Lombardia di questa provincia produttiva», ha detto Giorgio Gori. Aggiungendo: «Leonardo è una realtà di eccellenza mondiale e per fortuna c’è. Però l’etichetta di “comparto industriale aerospaziale” non restituisce la molteplicità produttiva che compone il quadro imprenditoriale della provincia di Varese».
Il lavoro, seppur con differenti ma complementari modulazioni, è il tema di lavoro per entrambi gli europarlamentari del PD. Bonaccini in Europa fa parte della Commissione per l’agricoltura e lo sviluppo rurale (AGRI) e della Delegazione per le relazioni con gli Stati Uniti; mentre Gori è vicepresidente di Itre, la Commissione per l’Industria, la Ricerca e l’Energia. «La narrazione di Giorgia Meloni non rispecchia purtroppo la realtà – hanno detto entrambi – L’Italia sta conoscendo una crisi economica: crollo della produzione industriale, perdita di 3,5 punti di produzione e le premesse parlano di una crescita molto più bassa anche rispetto a quanto propaganda il Governo per i prossimi tre anni. Se in più fossero arrivati i dazi, e non è detto che siano scongiurati, ci sarebbe un impatto più pesante».
Soluzioni?
«Sappiamo che alcune problematiche, soprattutto per le piccole e medie imprese, sono la difficoltà di accesso al credito, ma anche il ricambio generazionale all’interno della famiglia di chi conduce queste realtà e l’innovazione». Tre nodi spesso interconnessi: senza accesso al credito diventa complicato innovare produzione e management pur avendo una qualificata capacità produttiva. «Oggi per stare sul mercato – ha spiegato Gori – più che la concorrenza sul prezzo serve la qualità del prodotto. E per avere qualità occorre innovazione tecnologica. Le imprese italiane e più in generale quelle europee, pagano questo gap. Servono investimenti».
E serve anche una politica nazionale che aiuti questo processo di modernizzazione della filiera industriale (che è rimasta) in Italia. Come? «Faccio un esempio – ho proseguito l’ex sindaco di Bergamo – Nei giorni scorsi, quando il rischio dazi incombeva, Meloni ha incontrato le imprese e ha fatto balenare la disponibilità di 25 miliardi di euro per bilanciare la sofferenza dei dazi. Soldi che derivano in parte dal Pnrr e in parte dai fondi di coesione. Ovvero, la rimodulazione di fondi destinati al settore industriale non utilizzati. Questo è un paradosso da risolvere. Il mondo dell’impresa da un lato soffre, dall’altro le risorse disponibili non riescono ad arrivare per sostenere il settore produttivo».
E Varese? «Abbiamo visto che il mondo produttivo e universitario ha capito quale direzione intraprendere con il progetto 2050, ma anche con il Mill siamo sulla strada giusta. Senza dimenticare la questione dell’area Cargo a Malpensa, che deve essere sbloccata, nel rispetto dell’ambiente, perché fondamentale per la crescita di questo territorio, ma anche del nostro Paese».
