VARESE – Turbolenze. Il Pride non arriva in consiglio, ma crea subbuglio a Villa Recalcati.
La rabbia dei dem per l’inattesa piega degli eventi sulla mozione del Pride, dopo l’onda di piena, sta scemando. Nel Partito Democratico resta l’amarezza e la volontà di chiedere un chiarimento al presidente della Provincia Marco Magrini, il quale, con la sua astensione sulla proposta di ritiro, presentata dal Fratello Marco Colombo, ha incanalato il voto e spiazzato i Civici e Democratici. Che invece, avrebbero voluto discutere la questione. E invece ciccia. Ma andiamo con ordine.
Il dito nella piaga
Nella politica provinciale c’è una certezza, ovvero la mozione che a ridosso del Pride viene presentata in consiglio provinciale per chiedere il patrocinio dell’ente all’iniziativa. E’ stato così anche in passato. Richiesta che viene cassata poiché sostenuta solo dal gruppo dei Civici e Democratici. A questo giro però il documento non è stato nemmeno discusso. Mozione ritirata per la pregiudiziale scovata dal consigliere Marco Colombo e passata ai voti per via dell’astensione della Provincia al Centro e del presidente Magrini. Insomma Colombo di fatto ha messo sul tavolo una delle contraddizioni ideologiche che convivono nella maggioranza rosso – azzurro di Villa Recalcati e che questa volta è stata deflagrante.
La rabbia dem a fine consiglio e sui sociale
Il consiglio dell’altra sera si è chiuso con il consigliere Stefano Bellaria che invitata Magrini a un faccia a faccia di chiarimento in maggioranza. E battezzava l’astensione del presidente come uno scivolone. La questione – raccontano alcuni provinciali – è poi proseguita fino a tarda sera sulle chat. E, oltre alla rabbia per l’astensione del presidente, c’è stato chi ha messo sul tavolo la possibilità di riconsegnare le deleghe nelle mani del presidente. Inutile girarci intorno: tra i banchi PD del consiglio provinciale, c’è chi inizia ad avere le tasche piene di un Magrini “one man show”.
Il super attivismo del presidente cannibalizza tutto e – commenta un dem, «spesso oscura. Il problema è che il nostro gruppo è un pezzo portante e importante di questa maggioranza». Insomma, quanto accaduto l’altra sera, è stato letto come uno schiaffo. Tanto che più un piddino aggiunge: «L’ennesimo. Ora però non possiamo più stare zitti. Il nostro gruppo ha sempre lavorato e portato acqua per il bene della maggioranza. Non possiamo venire umiliati».
La rabbia, dopo la votazione, fluiva e non sbolliva. Solo con il passare delle ore è calata. C’è anche chi racconta che, per raffreddare la situazione, sia intervenuto direttamente il senatore Alessandro Alfieri, il quale ha dato l’input di proseguire «con questo presidente e con questa maggioranza».
Forse, ma il condizionale è d’obbligo, il Partito Democratico ora potrebbe mettere sul tavolo del numero uno di Villa Recalcati qualche richiesta. Tipo: di assegnare ai consiglieri dem le due deleghe oggi nelle mani dello stesso Magrini, ovvero Protezione civile e Tpl. Qualcuno si spinge oltre e vorrebbe chiedere il cambio della vicepresidenza. Ma Giacomo Iametti non si tocca. La pedina di scambio potrebbe essere il vertice dell’Insubrias Biopark questione rimessa nel cassetto, ma non certo dimenticata.
I mugugni di Forza Italia
Il malcontento però non è tutto rosso. Anche Forza Italia a volte vive male il continuo sconfinamento di Magrini, giudicato troppo dialogante con le minoranze. Un esempio? Il penultimo consiglio, quando è stato presentato l’ordine del giorno sul Politeama: «Sulla proposta di rinviare al giorno dopo il punto – fa notare qualcuno – il presidente ha votato con le opposizioni».
Manovra da Prima Repubblica
Insomma, i due gruppi di maggioranza, che si equivalgono per numero di consiglieri, per quanto scontenti sanno di non poter fare a meno l’uno dell’altro e nemmeno del presidente. Che su questa centralità, anche per via del sistema elettorale di secondo livello, ci sguazza. Quello di Villa Recalcati, infatti, è politicamente un “brodo” primordiale, nel senso da Prima Repubblica, quando imperava la DC e le maggioranze si facevano, di volta in volta, in consiglio.
Se ci fosse ancora la Dc Villa Recalcati sarebbe il suo feudo
