VARESE – Sul Remigration Summit è ancora scontro. E l’assessore all’Urbanistica del Comune di Varese Andrea Civati (Pd) scrive ad Alessandro Gassmann. Gassmann ieri, lunedì 19 maggio, aveva pubblicato un post nel quale invitava il sindaco di Gallarate Andrea Cassani a togliere il nome del padre Vittorio dal teatro comunale Condominio dove sabato 17 maggio ha avuto luogo il Remigration Summit, il raduno dell’ultradestra europea xenofoba e razzista, seppur presentatasi in giacca e cravatta.
Le accuse alla Lega
Un evidente disaccordo, per essere riduttivi, sulla concessione fatta al ReSummit rimasto senza sede dopo che un hotel di Somma Lombardo, quindi un ente privato, aveva lasciato gli organizzatori senza location non confermando la prenotazione. Il summit è stato “benedetto” dalla Lega, partito al quale Cassani appartiene, prima dal segretario Matteo Salvini poi dal generale Roberto Vannacci intervenuto all’evento con un messaggio video.
Le repliche
Cassani ha replicato scrivendo che Vittorio Gassman, «uomo di cultura eclettico, non ebbe mai paura di esternare la propria appartenenza politica» e «come tutte le persone di valore, che hanno fatto la storia del nostro Paese, probabilmente non avrebbe combattuto con la censura aprioristica le idee altrui ma con la forza di idee più convincenti». Ieri in consiglio comunale a Varese è arrivato l’attacco del Pd e oggi arriva la lettera di Civati a Gassman: «Quando uno spazio pubblico, dedicato al teatro e intitolato a uno dei grandi interpreti della nostra storia, diventa sede di un raduno dell’ultradestra europea, qualcosa si spezza. E con le tue parole hai avuto il coraggio di dare voce a quello smarrimento che molti di noi hanno provato in questi giorni».
La lettera di Civati
Caro Alessandro,
ti scrivo da Varese, capoluogo di una provincia complessa e viva, a pochi chilometri da quel teatro ieri al centro del dibattito nazionale, intitolato a tuo padre, Vittorio Gassman. Lo faccio con rispetto e gratitudine, perché il tuo gesto — forte, limpido, profondamente umano — ha riportato al centro una questione che dovrebbe stare a cuore a ogni amministratore: la dignità della cultura.
Quando uno spazio pubblico, dedicato al teatro e intitolato a uno dei grandi interpreti della nostra storia, diventa sede di un raduno dell’ultradestra europea, qualcosa si spezza. E con le tue parole hai avuto il coraggio di dare voce a quello smarrimento che molti di noi hanno provato in questi giorni.
Vittorio Gassman non era solo un attore straordinario. Era un intellettuale, un uomo libero, un simbolo di impegno civile. Consentire che il suo nome venga associato, anche solo indirettamente, a idee che negano l’umanità e la convivenza è una ferita aperta per il nostro territorio, anche per la nostra città. Per questo la tua richiesta non è solo comprensibile: è una lezione di civismo.
A Varese, città che ho l’onore di amministrare da 9 anni, stiamo provando — con fatica, ma con determinazione — a riportare la cultura al centro. Lo facciamo investendo in nuovi spazi, riqualificando strutture storiche, rilanciando il progetto di un nuovo teatro, scommettendo sulla formazione, sull’incontro, sulla memoria. Perché siamo convinti che la cultura non sia un orpello da mettere in mostra, ma la base stessa del patto di cittadinanza.
Una città che sceglie davvero la cultura lo dimostra con i fatti. Nelle scelte quotidiane, nei nomi che affida ai suoi luoghi, nella coerenza tra ciò che celebra e ciò che ospita. Lo spazio pubblico non è neutro. I teatri, le biblioteche, le piazze non sono solo contenitori: sono dichiarazioni di senso, affermazioni di principio. E quando si svuotano di coerenza, la memoria si trasforma in finzione.
Per questo ti ringrazio. Per averci ricordato che i nomi contano. Ma contano ancora di più i gesti, le responsabilità e la visione di chi quegli spazi li guida. Ti aspettiamo a Varese per ricordare adeguatamente Vittorio Gassman!
