Il doppio volto dello stadio di Legnano nel giorno del Palio. Gingillo? Prezioso

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LEGNANO – Attese temute agognate ecco anche quest’anno le nostre pagelle del Palio. L’avvertenza è sempre la stessa: pigliatele con leggerezza, non è il giudizio universale.

Promossi

zedde giuseppe

Gingillo. «È la realizzazione di un sogno, una gran soddisfazione e ci voleva per questa Contrada. Questa vittoria è alla faccia di quelli che mi hanno screditato in questi anni a Legnano dicendo che non ero adatto alla corsa». Giuseppe Zedde da Siena detto Gingillo (nella foto sopra), 42 anni e figlio d’arte, fa tris a Legnano con due corse perfette, allungando ancora il suo ragguardevole palmarès. E si toglie pure qualche sassolino dalla scarpa, dopo aver lasciato la polvere agli avversari. È suo il volto sorridente e vincente del Palio. Usato sicuro.

Scenografie. Siamo stati accontentati: come avevamo auspicato, sono state rinnovate sul lato più osservato del campo, grazie agli investimenti della Fondazione Palio resi possibili dall’accresciuto parterre di sponsor. Sono il biglietto da visita all’interno del Mari dopo l’impresentabile esterno (vedi alla voce bocciati). Ora ci aspettiamo qualcosa anche all’ingresso del corteo e, magari, in cima agli spalti, giusto per celare alla vista quello che ci sta dietro.

Rimandati

Ministero del made in Italy. Nella serie annunciata di francobolli dedicati alle rievocazioni storiche, nell’ambito delle eccellenze del patrimonio culturale nazionale, si sono dimenticati di Legnano. C’erano Siena e Asti (ovviamente), c’era la Giostra del Saracino di Arezzo, perfino la Quintana di Foligno e quella di Ascoli Piceno. Legnano, no. La Fondazione Palio ha battuto un colpo tramite i contatti giusti e la lacuna è stata presto risolta. Tuttavia, la sensazione che se ne ricava è che ci sia ancora molto da fare sulla conoscenza e l’apprezzamento del Palio al di fuori di Legnano.

Gavino Sanna. L’alfiere di San Bernardino è il più agitato dietro al canapo nella prima batteria, poi parte come un colpo di cannone ma rovina alla prima curva sul cavallo di Sant’Erasmo che gli cade di traverso. Nervoso e sfortunato.

Sogni. La “Casa del Palio” al Castello è un fiume carsico che torna sempre fra i trend topic di chi segue il Palio. Ogni persona di buon senso si rende conto che la missione è quasi impossibile: c’è solo l’idea, manca tutto il resto. Ma come diceva il professore dell’Attimo fuggente, parole e idee possono cambiare il mondo. E allora non smettiamo di provarci, come sollecitato anche dalle opposizioni nell’ultimo consiglio comunale.

Bocciati

Stadio (nella foto in alto). Talmente squallido da sembrare abbandonato all’esterno, pieno come un uovo dentro. Tanta passione merita molto di più. In fondo, basterebbe una mano di vernice.

Maxischermo. Se ti trovi nella città dove si celebra, il Palio lo vedi vivi soffri dal vivo, in maniero, in strada, sugli spalti del campo, davanti a chi sfila e a chi corre, pronto ad applaudire e a sgolarti fino a farti sentire dai protagonisti, ansioso di scoprire se ti toccherà mostrare la tua delusione o sfogare la tua gioia irrefrenabile dopo la corsa. Tutti sentimenti irrimediabilmente filtrati o annullati se mediati dalla tecnologia. Vedi il maxischermo con la diretta, eliminato dopo una sola edizione, con poca gente a seguirlo e tutti gli altri ad affollare il percorso della sfilata o lo stadio. La rivincita del live sullo streaming, o se preferite della vita vera su quella virtuale. E diteci se di questi tempi è poco.

Promozione. Come abbiamo già osservato, agli eventi non pubblici legati al Palio di Legnano vengono invitati sempre e solo i soliti vicini di casa: vedi l’aperitivo autoreferenziale all’ultimo piano di Palazzo Lombardia – al quale, per inciso, Malpensa24 non è stata invitata – dove non c’era nessun giornalista della stessa Milano, cioè proprio lì, qualche piano più sotto. E sì che ci risulta che qualche giornale, radio e tv ci sia da quelle parti. A proposito di tv. Sognano la Rai, avevano Antenna3 e si sono ritrovati su Rete55, come più di vent’anni fa. In tempo di revival arboriano, è proprio il caso di dire: indietro tutta.

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