Sentenza a Busto: «Rai discrimina, obbligo ferie a chi promuove Referendum»

BUSTO ARSIZIO – E’ “discriminatoria” una circolare della Direzione generale della Rai che ha “imposto a un’ampia cerchia di dipendenti e collaboratori” tra cui cameramen, fonici, tecnici delle luci e non solo “un obbligo di astensione dal lavoro mediate la fruizione di ferie e aspettativa non retribuita” nel caso abbiano “presentato candidature ovvero aderiscano a partiti politici” “siano attivisti sindacali” “o si riconoscono e fanno parte di partiti, movimenti, associazioni non profit, comitati referendari”. Lo ha deciso il tribunale del Lavoro di Busto Arsizio.

La causa collettiva

Il provvedimento dei vertici Rai è stato impugnato sia da Slc Cgil e dall’associazione Andos, sia da una singola lavoratrice candidata in un comune in provincia di Roma sia collettivamente per, appunto, discriminazione.

Secondo la direttiva, coloro che sono candidati, anche in un piccolo comune, avrebbero dovuto mettersi in ferie o permesso, oppure stare in aspettativa; ma non solo, anche chi era impegnato nella campagna referendaria avrebbe dovuto comunicarlo all’azienda, cosicché sarebbe stato depennato dai titoli di coda delle trasmissioni.

Le motivazioni

Non solo sotto il profilo economico, ma anche sotto il profilo delle condizioni di lavoro, il provvedimento nelle parti in contestazione penalizza e quindi discrimina coloro che in forza della libertà di pensiero e associazione esprimono nel loro privato extra lavorativo una legittima opinione“, con queste motivazioni la giudice del tribunale del Lavoro di Busto Franca Molinari ha annullato la circolare ordinando “alla Radio Televisione Italiana s.p.a. l’adozione con effetto immediato delle modifiche alla comunicazione interna (…) necessarie ad evitare l’effetto discriminatorio”.

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