Moschea a Busto, Tovaglieri non ci sta: «Lo impone l’Europa. Ma non ci arrendiamo»

Isabella Tovaglieri

BUSTO ARSIZIO – «Il Comune dovrà individuare un’area per la moschea solo perché altrimenti l’Europa ci dice che siamo razzisti. Ma il consiglio comunale ha tutto il diritto di pronunciarsi su questa vicenda. E di vigilare fino in fondo». È l’europarlamentare della Lega, nonché consigliere comunale a Busto Arsizio, Isabella Tovaglieri, ad intervenire sul “caso” moschea, con la richiesta che la comunità islamica ha rivolto all’amministrazione comunale di indicare un’area destinata ai luoghi di culto nel Piano di Governo del Territorio in fase di elaborazione. «Partono già male perché si sono insediati in città proponendo corsi di arabo – denuncia l’esponente leghista – questa a me sembra integrazione al contrario».

«L’obbligo? Scandaloso»

La questione, per Tovaglieri, è sostanzialmente politica, ma travalica i confini di Busto Arsizio. «Credo che sia scandaloso che un ente locale debba essere obbligato a concedere uno spazio per il culto ad una confessione che si è sempre rifiutata di firmare un’intesa con lo Stato italiano. Siamo uno Stato laico e le regole valgono per tutti: le associazioni islamiche respingono ogni forma di accordo bilaterale perché a loro fa comodo restare nell’illegalità. Non vogliono essere riconosciute perché per loro vale la sharia». Un’imposizione dettata da Bruxelles: «Ormai sono diverse le comunità che sono costrette a subire la presenza delle moschee sul loro territorio, con tutti i problemi di pubblica sicurezza che ne derivano – rimarca l’eurodeputata della Lega – altrimenti il Consiglio d’Europa ci dà dei razzisti e ci sanziona con le infrazioni». Anche nel caso specifico dell’associazione Aurora della Speranza che ha avanzato la richiesta della moschea, Tovaglieri non nasconde le sue perplessità: «Se vogliono promuovere una vera integrazione, facciano un corso di italiano per le tante donne islamiche che vivono qui ma non parlano una sillaba della nostra lingua, invece di proporre corsi di lingua araba a Busto Arsizio».

Le prerogative del Consiglio

Sul lato tecnico dell’iter invece «il precedente della chiesa dei Mormoni non c’entra»: e qui entra in gioco l’ex assessore all’urbanistica Isabella Tovaglieri. «Si trattò di un “unicum”, perché la richiesta di insediamento era stata fatta nella transizione tra il vecchio Piano regolatore e il nuovo Pgt, prima che la legge imponesse la necessità di individuare le aree per il culto. Oltretutto c’era una recente sentenza su un caso-fotocopia che aveva dato ragione ai richiedenti e nel caso dei Mormoni si trattava di una riqualificazione di un’area degradata, senza alcun problema di sicurezza e ordine pubblico». L’europarlamentare leghista però non si dà per vinta, rispetto alla richiesta della comunità islamica: «Evidentemente è improbabile che in una città come Busto Arsizio non si trovi un’area da destinare al culto, ma il consiglio comunale ha il potere di fare tutte le valutazioni del caso e di esprimersi, così come l’amministrazione dovrà verificare la correttezza della richiesta. Il piano delle attrezzature religiose è un obbligo da adempiere nel Pgt, ma qualunque forma di autonomia verrà esercitata per garantire la sicurezza pubblica sul territorio comunale». Insomma, non è finita qui.

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