Malnate, le opposizioni attaccano e “sfiduciano” sindaco, Cassina e Bernard

Mario Barel e Sandro Damiani

MALNATE – Il triplete della sfiducia. Sono tre le mozioni firmate dai consiglieri di minoranza dirette al sindaco Nadia Cannito, al presidente del consiglio Jacopo Bernard e alla presidente di Commissione Paola Cassina. Ognuna con una motivazione ben diversa. «Le abbiamo presentate tutte insieme – dicono gli esponenti firmatari – ma si riferiscono a contingenze differenti l’una dall’altra».

Ubi maior…

Partiamo dal sindaco Cannito. «Il primo cittadino – spiega il consigliere Sandro Damiani – ha posto in essere un comportamento che ha portato alla violazione delle norme, ovvero la mancata consegna della relazione dei revisori dei conti che avvallano il bilancio e che dovrebbe essere consegnata 20 giorni prima il consiglio». Cannito aveva spiegato che tale “ritardo” si era già verificato altre volte, definendo quella mancanza non solo rimediabile, ma persino rientrante tra “gli usi e consuetudini” dell’amministrazione.

Ma non solo. Il secondo motivo della sfiducia è legato ai 4 milioni e mezzo di euro che sono “saltati fuori” dal rendiconto. «Ci piacerebbe sapere da dove arrivano quei soldi – interviene Mario Barel – visto che nella passata amministrazione l’assessore ai conti pubblici era proprio Cannito. Non solo, ma da sindaco ha pure la delega al Bilancio. E si accorge dopo un anno che fa il sindaco che ci sono quei soldi? Faccia chiarezza. Ci dica anche perché non sono stati investiti in opere pubbliche necessarie».

Via anche la Cassina

Le minoranze pongono seri dubbi anche sul ruolo di Paola Cassina e sulla correttezza istituzionale. «Nella commissione del 29 aprile – dicono – dopo l’appello è partita con una sua comunicazione in cui ha tirato in ballo due cittadine che si erano permesse di scrivere su Facebook a proposito della sua assenza nella commissione precedente. Una intemerata di 15 minuti nonostante l’intervento, del tutto personale, non fosse all’odg. Cassina ha usato uno strumento pubblico in violazione della normativa. Infine, non ha reso segreta quella parte di commissione in cui ha fatto nomi e cognomi di persone non presenti. Nessuno, né sindaco né presidente del consiglio si sono degnati di stopparla».

Infine Bernard che, cambia “casacca” (non politica) a seconda degli appuntamenti: se c’è consiglio lo dirige in quanto presidente, se ci sono commissioni vi partecipa in qualità di tecnico del Partito Democratico. E i consiglieri di opposizioni sostengono che «in tal modo ha compromesso la sua funzione di neutralità con interventi politici. Il presidente del consiglio ha partecipato a due commissioni in qualità di membro tecnico del PD. Non è che può cambiare ruolo a secondo di cosa convenga a lui».

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