La conferenza stampa a Palazzo Lombardia per ufficializzare il sostegno della Regione alla candidatura di Varese/Gallarate a capitale italiana dell’arte contemporanea ha un doppio significato, culturale e politico. Culturale perché rilancia il patrimonio artistico del territorio, perlomeno di due città, il capoluogo e Gallarate, con Villa Panza e il Museo Maga; politico perché unisce le due amministrazioni, seppur di segno opposto, attorno a un unico obiettivo. Collaborazione istituzionale a cui si aggiunge l’imprimatur, tutt’altro che virtuale, della stessa Regione. Ciò non è poco alla luce delle difficoltà di dialogo tra gli enti locali, solitamente maldisposti alla collaborazione, spesso chiusi in sé stessi e per nulla convinti di dover condividere risorse, idee e risultati con altri, anche se espressione della stessa forza politica, figurarsi se avversari.
Questa volta, invece, il dem Davide Galimberti e il leghista Andrea Cassani hanno deciso di prendersi a braccetto, superando reciproche diffidenze per uno scopo che Gallarate aveva già rincorso senza successo un anno fa, cioè il riconoscimento di capitale dell’arte contemporanea. Per dirla in un altro modo, Varese e Gallarate hanno bisogno l’una dell’altra per battere l’agguerrita concorrenza delle contendenti al titolo. Se è vero che l’unione fa la forza, ecco concretizzato il concetto. Tutto questo per dire che quando vuole, se vuole, la politica può sconfinare in territori poco battuti, quelli delle sinergie, del fare squadra su questioni di comune interesse, che vanno oltre le appartenenze e le ideologie. L’esempio, nella circostanza l’intesa sull’azione culturale, è significativo, ma ce ne potrebbero essere molti altri, sul versante della pianificazione urbanistica per dirne uno. Ciascuno però sta di solito sul suo, proteggendo il campanile ogni oltre ragionevole motivo. Potremmo continuare a lungo, ma ci siamo capiti. Come siano andate le cose sinora è risaputo, con l’imperativo del ciascuno per sé, come se il territorio non proponesse molte situazioni che andrebbero affrontate e risolte con una progettazione e interventi comuni.
Ogni città custodisce patrimoni che sono anche di tutti, da valorizzare con un’azione coordinata che le rilanci e, in molti casi, le faccia conoscere. Maga e Villa Panza sono presidi culturali noti, parte di una stessa provincia. Presi a sé offrono interessanti, di sicuro prestigiose occasioni per gli appassionati d’arte, e non solo. Rappresentano i fiori all’occhiello delle rispettive città, ma, attenzione, appartengono a un’area precisa chiamata ad agire con più ampio respiro se vuole crescere anche sotto il profilo della visibilità e della diffusione di quanto possiede.
Non sappiamo se il binomio Varese/Gallarate sarà preso in considerazione da coloro i quali dovranno individuare la città che, per il 2027, si onorerà di essere definita “capitale”. Sin d’ora è però importante che si siano superate barriere anacronistiche per raggiungere un traguardo che sarà collettivo. Questo ci pare già un buon passo in avanti, sotto l’egida regionale e, per quanto si sa, con gli auspici anche di Villa Recalcati che in questi ultimi anni, con il presidente Marco Magrini, lavora per dare sostanza al fare squadra. Possibilmente con continuità.
La Regione con Varese e Gallarate per la Capitale 2027 dell’Arte Contemporanea
