GALLARATE – Fare Cittadinanza è tornata. L’associazione di Gallarate, nata nel 2005 nel solco dell’ispirazione cristiana che la anima, ha ripreso l’attività con il primo incontro ospitato lo scorso venerdì alla sala Planet de Il Melo. E’ Angelo Senaldi, ex parlamentare del Pd e vicesindaco durante il mandato Guenzani, a guidare ora il gruppo.
Angelo Senaldi, cosa vi ha spinto a tornare?
Abbiamo ascoltato la sollecitazione del mondo cattolico di tornare a occuparsi di politica, con l’obiettivo di mettere un po’ di pensiero nel tentare di comprendere il mondo attuale. In questo primo incontro abbiamo affrontato la crisi del capitalismo democratico e la saldatura tra politica e potere economico, ben diversa dall’influenza, che c’è sempre stata.
E com’è andata?
Siamo ripartiti, con nuove persone che affiancano i fondatori. La risposta è stata molto positiva, con oltre cento persone in sala e tanti giovani under 30. C’è una città, insomma, che non si appiattisce sui social ma ha voglia di creare uno spazio di confronto. Forse uno dei problemi di oggi è proprio questo: la mancanza di spazi per parlare, con un respiro più largo dei partiti attuali. E’ un modo di fare politica che a nostro avviso manca.
Avete detto fin dall’inizio che “Fare cittadinanza” non è un’operazione elettorale in vista del 2027. Ma il vostro giudizio sulla città di Gallarate, dopo nove anni di governo del centrodestra, qual è?
Vedo una città con poca anima. Non si riconoscono più i tratti di una città operosa e accogliente. Oggi più che mai credo sia necessario creare un clima diverso, e Gallarate deve darsi un’idea di futuro.
Qual è il problema più urgente da affrontare?
Tutta la nostra zona, e non solo Gallarate, sta subendo l’attrattività di Milano, con il risultato che in giro si vedono soltanto persone molto giovani, mentre gli altri vanno altrove. Già quindici anni fa con Edoardo Guenzani discutevamo della necessità di confrontarci con Busto e il territorio circostante immaginando nuove strategie comuni. Il rischio, da soli, è di ridursi a poco, a diventare città dormitorio. Perché Milano è troppo forte e non puoi competere.
La sicurezza e la presenza degli stranieri?
E’ un tema, senza dubbio. Ma va affrontato senza iperboli ed esasperazioni. Perché ricordo che anche l’ultimo omicidio, a Busto Arsizio, ha coinvolto due italiani.
Quale potrebbe essere una strategia vincente per il 2027?
Auspico il coinvolgimento di persone che vogliano interessarsi alla vita pubblica senza concentrarsi sulle classiche barriere tra centrodestra e centrosinistra. Ritengo che la troppa attenzione sulle sigle politiche porti via energie, se si vuole avere una reale visione sui problemi della città.
L’ideologia, anche in una città di 50mila abitanti, non conta più?
Se c’è una sinistra ideologica, c’è una parte di centrodestra che lo è ancora di più e che spesso compie scelte seguendo l’idea del partito, anche se non è la migliore per la città. Ecco perché, per il prossimo futuro, mi auguro che ci sia un rimescolamento. E’ la cosa migliore. Deve essere così.
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