di Marco Tavazzi
Voglia di perdere? Parafrasando il celebre titolo cinematografico degli anni Ottanta, troviamo il “motto” che sembra contraddistinguere la situazione del centrodestra varesino in vista delle elezioni amministrative di Varese. Il problema è antico ed è sempre lo stesso: l’alta litigiosità tra i soggetti che compongono la coalizione.
Occorre una breve quanto necessaria cronistoria degli ultimi vent’anni.

È così da quando il centrodestra si ricompattò, nei primi anni Duemila, quando l’allora Lega Nord tornò nella coalizione guidata da Forza Italia e nacque la seconda giunta Fumagalli, nel 2002. Tra Carroccio e Azzurri è sempre stata una convivenza difficile, la tenuta dell’alleanza è sempre stata garantita dagli equilibri nazionali, il famoso patto Gemonio-Arcore. Patto che, bene o male, ha tenuto in piedi anche le amministrazioni successive, a guida Attilio Fontana (rieletto la seconda volta nel 2011, quando Bossi era ancora a capo del partito).
Nel 2016 tutto è saltato: la Lega non ha più espresso il candidato sindaco, il cui ruolo è stato affidato per la prima volta a un civico. Dall’altra parte, il centrosinistra, forse per la prima volta in vent’anni, ha intravisto veramente la possibilità di vincere e ci ha creduto, riuscendo ad ottenere la vittoria al secondo turno, nonostante il risultato al primo fosse sfavorevole. Galimberti ha saputo intercettare il voto moderato, che a Varese ha da sempre significato vittoria, sottraendolo al centrodestra. E l’ha conservato anche nel 2021, riuscendo a farsi confermare per la seconda volta.
La differenza sostanziale tra centrodestra e centrosinistra è che i secondi litigano al loro interno almeno quanto i primi, ma – innanzitutto – lo fanno con un attimino più di riserbo. Dopodiché, quando si tratta di correre alle elezioni, lo fanno con una rinnovata – anche se precaria – unità. O, quantomeno, cercano di farla percepire all’esterno.
Nel centrodestra, si inizia litigando, si corre litigando, si cerca di tagliare il traguardo, ovviamente, sempre litigando.
Solo che prima, quando Varese era una roccaforte – della Lega o del centrodestra, a seconda della maglia politica di chi lo diceva – era un lusso che ci si poteva concedere. Adesso, mostrarsi divisi, è deleterio. Anche perché, se c’è una cosa che i varesini non sopportano e non premiano alle elezioni, sono proprio l’insicurezza e l’instabilità.
E l’esempio lampante è quello del “totonomi” per il candidato sindaco.
Le ipotesi sui nomi circolano ampiamente in entrambi gli schieramenti. Ma fanno più notizia sui giornali locali quelli del centrodestra. Se i nomi dei possibili successori di Galimberti vengono al massimo sussurrati – e anche lì non mancano screzi e spaccature, ma tendono a evitare il più possibile fughe di notizie all’esterno – quelli del papabile candidato sindaco del centrodestra sono urlati e messi in piazza, in un “gioco al massacro” dove c’è di tutto: chi lancia un nome e ritrae la mano, poi ne lancia un altro, chi si autocandida, chi viene candidato, ringrazia, suggerisce un altro nome, e così via. Più nomi che idee, verrebbe quasi da dire.
Non fraintendiamoci: il nome è importante e la coalizione è già in ritardo: dovrebbe averlo già pronto o quasi per una lunga corsa di “riconquista” della città.
Ma non si sta certamente seguendo un metodo giusto di selezione.
In sostanza, quello che andrebbe fatto in un lavoro riservato tra segreterie politiche, e che i giornalisti dovrebbero faticare a scoprire per poi pubblicare come “indiscrezioni”, arriva direttamente nelle redazioni quasi fossero comunicati stampa.
A questo punto, tanto varrebbe organizzare delle primarie di coalizione, che forse, sebbene non siano nel dna del centrodestra, avrebbero l’utilità pratica di mettere in riga gli aspiranti candidati e preparare le forze politiche alla tornata elettorale. Perché, anche se il sindaco uscente non si ricandiderà – a meno che non venga approvata una legge sul terzo mandato – la vittoria del centrodestra è tutt’altro che scontata. L’errore più grande che molti fanno è quello di continuare a credere che il governo del centrosinistra a Varese sia solo una parentesi destinata a chiudersi.
Guardando la storia da una prospettiva che vada una po’ oltre gli anni della cosiddetta “Seconda Repubblica” (che a questo punto, più o meno dal governo Monti, dovrebbe essersi chiusa o no?), il centrosinistra ha governato più a lungo.
Addirittura, il primo sindaco del dopoguerra, eletto nel 1946, era socialista. Poi certo la DC ha governato da sola per una ventina d’anni, ma da metà anni Settanta è arrivato il pentapartito, le forze di sinistra alleate al governo cittadino. Una componente di sinistra è stata presente persino con il primo sindaco leghista Raimondo Fassa, e quindi fino al 1997. Il centrodestra “puro”, alla fine, ha governato Varese per meno di quindici anni. Di conseguenza, pensare ad una vittoria quasi scontata o facile sarebbe molto imprudente. Dai toni e dagli atteggiamenti emersi, sembra che nella coalizione di centrodestra invece molti ne siano convinti a priori.
La realtà è un’altra: oggi, dopo dieci anni dall’ultima volta che un sindaco di centrodestra ha occupato la prima poltrona di Palazzo Estense, vincere a Varese sarà più difficile che mai.
Una sfida difficile, ma non impossibile. Quello che le forze politiche della coalizione dovrebbero fare è chiudere in fretta i convenevoli e muoversi su due fronti:
- definizione del programma, creando dei momenti di ascolto della cittadinanza (da lì si passa obbligatoriamente: ascoltare i cittadini);
- definizione del percorso per individuare il candidato sindaco: farla finita con i “capricci” e le “frecciatine”, se vogliono seriamente avere speranze di vincere. La primavera del 2027 non è in realtà così lontana e devono trovare la figura giusta, ma prima il metodo giusto per selezionarla, onde evitare che ci siano malumori nella base di uno o più partiti o forze civiche della coalizione.
Il centrodestra deve mettersi a camminare, senza correre, ma aumentando certamente il passo. E, soprattutto, smettere di farsi gli sgambetti.
P.S.: Anche perché, a breve, inizieranno a litigare anche nel centrosinistra su chi sarà il futuro candidato sindaco. E se il centrodestra si presentasse compatto, avrebbe un vantaggio niente male.
