Asst Sette Laghi, braccio di ferro nel centrodestra sulla sostituzione di Micale

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Palazzo Lombardia e Villa Tamagno sede della direzione di Asst Sette Laghi

MILANO – Come una telenovela. La questione della direzione di Asst Sette Laghi, giorno dopo giorno, assomiglia sempre più a una soap opera (peccato che stia parlando di sanità e non di affari d’amore), con una trama che si arricchisce di nuovi attori e colpi di scena, sebbene i protagonisti su cui poggia l’impianto narrativo restino sempre gli stessi.

Ovvero: l’assessore al Welfare Guido Bertolaso, con la sua crociata contro i direttori generali «produttori di mozzarelle»; il governatore Attilio Fontana, che da un lato deve fare scudo per il suo assessore di fiducia e dall’altro reggere i colpi degli alleati e soprattutto di Fratelli d’Italia, che sulla sanità hanno deciso di non arretrare e di giocare la carta dei veti pesanti come il piombo.

Insomma, diciamola tutta: la posizione del dg della Sette Laghi – che non ha alcuna intenzione di dimettersi – appare come il granello di sabbia (a insaputa e contro la volontà dell’interessato) che sta grippando gli ingranaggi della politica regionale.

Ma andiamo con ordine.

L’intesa c’è. Sulla carta

Il primo dato politico è che l’ennesimo tentativo (che in Regione si attribuisce a Bertolaso) di far saltare la direzione Micale è fallito. L’ipotesi Monica Calamai è stata rosolata per bene. Tanto che ieri – lunedì 28 luglio – avrebbe dovuto essere il giorno dell’annuncio di Marco Passaretta alla direzione della Sette Laghi. E il fatto che ciò non sia avvenuto non significa che non sia accaduto nulla.

Gli insider raccontano (ci fidiamo) di una giunta turbolenta prima della seduta, che è slittata dal primo al tardo pomeriggio. E di un accordo che, sebbene non sia stato formalmente portato sul tavolo della giunta, perché ancora da consolidare, di fatto è stato trovato. Gli equilibri, pare, si reggano sull’asse Passaretta a Varese e Calamai alla direzione di Asst Bergamo Est (posto lasciato libero proprio da Passaretta).

Alto gradimento

L’ex direttore amministrativo dell’Asst Valle Olona, infatti, sembra godere del gradimento di buona parte della Lega e anche di Fratelli d’Italia, cioè di coloro che hanno bloccato con decisione la Lady di ferro della sanità toscana (ma anche romagnola e crotonese, visto il curriculum), perché “foresta”, cioè estranea e ignara delle dinamiche territoriali.
Una voce saggia del centrodestra sostiene infatti che, per dirigere un’Asst, spesso più che il pugno duro serve l’abilità di pilotare situazioni ed equilibri.

Il braccio di ferro

Ora, il cambio del direttore generale a Varese è diventato pari all’attesa di Godot. Questo perché, da un lato, c’è un assessore – Guido Bertolaso – che vuole imprimere la sua visione, e che ha tutte le ragioni per farlo, essendo titolare della fiducia incondizionata del presidente. Dall’altro, c’è una parte della Lega che viaggia su dinamiche dalle sfumature diverse rispetto a quelle del suo stesso governatore. E ancora, c’è un partito che, forte delle percentuali elettorali e del gradimento in ascesa della sua leader nazionale, Fratelli d’Italia, ha motivi per dire: “Ora comando io. E se non comando io, faccio comunque valere la mia posizione.”

Insomma, il quadro perfetto per un cortocircuito. Tanto che non si capisce come mai, pur avendo la forza e la legge dalla sua parte, Regione – e soprattutto Fontana – non taglino la testa al toro e procedano con questa benedetta sostituzione. Un’impasse che la dice lunga sul clima interno alla coalizione. A meno che il gioco non sia erodere potere e credibilità in vista delle prossimo giro elettorale.

Il piccolo giro di nomine

Il tutto alla luce del fatto che, in attesa di sistemare la casella Varese, pare sia stato completato il domino innescato dalla partenza di Walter Bergamaschi verso il nuovo incarico romano al Ministero.

Così: all’Ats Metropolitana Milano dovrebbe arrivare Silvano Casazza, che lascerebbe libera la direzione all’Irccs San Gerardo di Monza. Qui si dice che potrebbe arrivare Michele Brait da Ats Brianza, a sua volta sostituito da Paola Palmieri, attuale direttore generale dell’Agenzia di controllo del sistema sociosanitario lombardo.

E chi andrebbe a sostituire Paola Palmieri? Proprio Giuseppe Micale. Insomma, l’ultimo passaggio per attuare la “double”: Passaretta a Varese e Calamai a Bergamo. E il giorno buono potrebbe essere il 4 agosto, data della prossima giunta. Anche se c’è chi dice che a Palazzo Lombardia si spinga per anticipare.

Che faticaccia.

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