Salvini e il Ponte: tiriamo a campate

lodi salvini ponte

di Massimo Lodi

Sarà il ponte a campata unica più lungo al mondo? Certo, evviva. Basta che non sia il solito ponte campato per aria. Se ne parla, Salvini dixit, dall’epoca degli antichi romani. E qualcosa, come gli han ricordato con spremuta di bile i legionari di Azione, significherà. Ma non importa, il ministro dei Trasporti ormai è quello dei Traslochi. Sposta al Sud l’impeto un tempo riservato al Nord. Quindici miliardi destinati laggiù, e chissà quanti diventeranno a opera eventualmente compiuta tra un decennio. Robona al confronto della robuccia non finalizzata da queste parti, le nostre parti, le sue parti. Buttiamo lì: modernizzare la tratta ferroviaria Varese-Milano volgendola in metrò, hai visto mai? Completare l’allargamento a triplice corsia dell’Autolaghi, laddove si può, hai visto mai? Toglierci da las pelotas balzelli e tariffe, lì pronti in funzione di mannaia a ogni benedetto casello del pendolarismo, hai visto mai? Eccetera.

Però, ohilà, sventolata di cappello davanti al top-progressismo, al pensare alto, all’Italia regina progettuale del mondo. Gliel’abbiamo insegnato noi, al mondo, come si costruiscono infrastrutture e affini. Allora avanti con la nuova lezione. Siamo maestri dell’eccezionalità, specie nell’emergenza. Un po’ meno, assai meno, nella routine, negli affari ordinari, nel risolvere ogni giorno i problemi di chiunque. Da architetti a architetri: tal è il racconto realistico. Certo, un ragionamento piccino, peraltro da padanesimo delle origini, poi esaltatosi all’idea di secessione. Ora il contrario, ci si è aperti a orizzonti impensati e magnifici. Dal dio Po al bendidio d’un lontanissimo Oltrepò.

Dunque venga, assolutamente venga, la trionfale impresa. Ma verrà? Siamo solo al principio, magari è il caso di ricordarlo. Mobilitazioni già annunciate, perfino in loco pontis, Calabria e Sicilia, dove il gradimento del capolavoro risulta tiepido e addirittura qualche miscredente s’azzarda a ipotizzare che verrà installata un’ipercostosa cattedrale nel deserto: il colore dell’avvenirismo nel grigiore dell’arretratezza. Gli argomenti non mancano: in Sicilia una ragnatela polverosa di vie e binari degna dei Borboni, e ci siamo capiti. In Calabria la Salerno-Reggio, collegamento che doveva magnificare la reciproca raggiungibilità delle due aree interessate, ancora in fieri, ovvero lontanina -e anche qui ci siamo capiti- dalla conclusione.

Però, dai, omaggio alla buona volontà del ministro. Al sostegno che gli danno i colleghi. Alla celebrazione che ne fa la premier: noi due, Giorgia sentenzia, che coppia istituzionale virtuosa. Insomma, non è il caso d’ergersi sempre al ruolo comunisteggiante di Signor No, ignorare la trave che sta nel tuo pregiudizio e insistere sulla pagliuzza che ti pare di scorgere, caso specifico, nell’occhio lungimirante del Capitano. Poi, anche la storia che dietro la formidabile intrapresa si celi il pericolo del malaffare (argomento-pilastro delle opposizioni, Pd in testa) appare un cicino pretestuosa, a Cefalù e Catanzaro la si qualificherebbe come wishful thinking. Cioè: magari andasse così. Un pio desiderio sotteso a una non pia acrimonia. “E quindi”, al modo avverbiale in cui ama esprimersi Matteo il post romano-antico, non disturbiamo il manovratore. Attendiamo lo svolgersi della manovra. Non manovrateci contro, voi dei club politici e della società civile. Se è un’occasione, prendiamola. Se è una fregatura, idem. Intanto, ok, tiriamo a campate, oltre che a campare: un dovuto atto di fede patriottica.

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