Elly Schlein a Varese: dalla guerra dei numeri alla pax riformista nel PD

Elly Schlein Varese

VARESE – Dalla stuoia di commenti su Facebook, molti davvero feroci (ma questa è la politica ai tempi dei social), al cambio di narrazione sui temi da affrontare, oltre alla ritrovata armonia tra le anime dem, dopo le divisioni del 2023 in piena “battaglia” primarie per le segreterie e ad altre curiosità politiche. Il ritorno di Elly Schlein a Varese ha fatto discutere e ha lasciato al popolo del Partito Democratico molti spunti su cui riflettere in vista di una lunga stagione elettorale che si dipanerà, salvo cadute anticipate, sul triennio 2026 (amministrative) – 2027 (amministrative e politiche) – 2028 (si vota per la Regione). Andiamo per spunti.

Giro di vite sui temi

Elly Schlein VareseUn discorso maturo. In molti hanno definito in questo modo il lungo intervento di Elly Schlein alla Schiranna. Soprattutto coloro che da tempo chiedono, dentro al partito, che i temi sociali (lavoro, scuola, sanità) diventino centrali nella narrazione politica di un PD che a guida Schlein, per lo meno all’inizio del suo mandato,  ha puntato moltissimo sui diritti individuali. Alla Festa del Partito Democratico di Varese (ma chi la segue, assicura che negli ultimi tempi la segretaria ha ricalibrato l’agenda) Elly Schlein, dopo un’ampia parentesi dedicata alla politica estera e all’Europa ha martellato su: lavoro, sociale, scuola, necessità di aumentare gli stipendi, impresa, economia nazionale e filiere d’impresa europee. La segretaria ha anche citato Papa Francesco quando ha toccato la questione ambientale e della tutela della terra. Per ogni tema ha dedicato grande attenzione, lasciando per ultimo il pilastro dei diritti individuali liquidato in un paio di giri d’orologio di lancetta dei secondi.

La pax riformista

Elly Schlein VareseVedere Alessandro Alfieri alzare il tono comunicativo davanti alla platea è merce rara. Eppure il senatore, sabato scorso, l’ha fatto in un paio di passaggi. E sempre per rivendicare l’unità del Partito. Un discorso, nella sostanza, ma anche nella verve, che ha messo alla luce del sole che il tempo della dicotomia Elly – Bonaccini è finito. O meglio, è entrato in una fase nuova. Le due anime oggi sono correnti che dialogano e nessuna delle due minaccia la scissione, come qualche tempo fa invece si avvertiva. E a sancire la pax riformista, alla Schiranna, è stato proprio uno dei leader nazionali, il varesino Alessandro Alfieri. Questo non significa che da qui in avanti la strada sarà in discesa. Tutt’altro. Lo stesso Alfieri ha parlato delle difficoltà che ci sono.

Prove d’intesa Schlein – Galimberti

Davide Galimberti, sindaco di Varese, è un fervido sostenitore del Campo largo. Anzi, del campo che più largo è meglio è. Ha fatto di questa idea, una teoria vincente. Elly Schlein VareseAl punto di mettere in crisi lo strapotere del centrodestra e della Lega nella Città Giardino (non nella rossa Bologna, per dire). E non ha mai nascosto di apprezzare, dentro al Pd, figure capaci di costruire ponti e dialogo oltre i confini di partito. Con Matteo Renzi nella sua “versione” Italia viva, ad esempio. Ma anche con Stefano Bonaccini. E con questa Elly Schlein, verrebbe da dire, visto che la segretaria, durante il suo discorso, ha chiamato in causa più volte Davide Galimberti, esprimendo apprezzamento per il suo modo di amministrare, ma anche vicinanza per le difficoltà che con la sua amministrazione deve affrontare. Insomma, una meta comunicazione che è stata colta e letta da più parti, come un segno di ritrovata sintonia.

La guerra dei numeri

Elly Schlein VaresePiù del cambio di narrazione del segretario nazionale, più della pax riformista sancita dal discorso a toni decisi del senatore Alessandro Alfieri, in questi giorni ha tenuto banco la guerra dei numeri. Sulla stampa, ma soprattutto sui social. Quanti erano ad ascoltare Elly Schlein sabato 30 agosto alla Schiranna? 400? 500? 600? Azzeccare la decina esatta dei presenti, crediamo, abbia poca importanza. La riflessione da fare invece è un’altra. La tensostruttura che ha ospitato il comizio era piena di gente e anche di entusiasmo. Anche di coloro che al tempo del dualismo con Bonaccini, stavano con l’ex presidente della Regione Emilia Romagna. Ora, se pensiamo che stiamo parlando del Partito Democratico, realtà politica che ha ereditato la capacità di mobilitare i propri militanti e che sul palco della Schiranna c’era il segretario nazionale, che fossero 400, 500 o 600 non cambia. Diciamo quindi: pochi, soprattutto se si pensa alle piazze piene, non della Prima Repubblica, ma dei leader più recenti che hanno portato i rispettivi partiti a percentuali mai viste. E che ora, lo dicono i numeri, quando arrivano anche a queste latitudini smuovono un terzo delle persone mobilitate dalla Schlein. Ne sanno qualcosa i Matteo nazionali (Renzi e Salvini), ma anche tanti altri. È la politica liquida, bellezza, verrebbe da dire.

Un partito che cambia… genere

Elly Schlein, Silvia Roggiani, Alice Bernardoni e Manuela Lozza. Se si guarda la filiera di comando, dal nazionale, passando al regionale, per arrivare al provinciale e cittadino di Varese, il Partito Democratico è donna. E sabato, se si esclude l’assenza (giustificata) di Silvia Roggiani, l’asse rosa era ben evidente. Con l’aggiunta di Ilaria Pagani e Nadia Cannito, sindaci (o sindache), targate PD, di Saronno e Malnate.

Non solo PD

Difficile quantificare quanti “non PD” c’erano alla Schiranna per ascoltare la Schlein. Di certo le due presenze che abbiamo notato in termini numerici sono poche, ma Elly Schlein Varesepoliticamente hanno il loro peso. Ovvero: Ivana Perusin e Stefano Malerba. Rispettivamente vicesindaco di Varese e assessore allo Sport a Palazzo Estense. Perusin e Malerba sono due punte del Campo largo di Davide Galimberti. Perusin è la figura di riferimento di quella che nata come lista del sindaco e poi è diventata Praticittà. Stefano Malerba, invece, “nativo” Lega Civica è stato poi tra coloro che hanno dato vita a Lavoriamo per Varese, la lista un tempo renziana con abiti civici nella declinazione locale. E la loro presenza in quel della Schiranna vorrà pur dire qualcosa. Pronti a tirare fuori la tessera PD? No. Pronti a restare nel campo largo? Molto più probabile.

Solo Forza Italia condanna le svastiche

Rispetto alle proprie, le disgrazie degli altri sono sempre disgrazie a metà. E così, ogni volta che accade qualcosa a destra che meriterebbe il sostegno a sinistra e viceversa, scatta il gioco del: “Mi conviene o non mi conviene intervenire” da una parte e del: “Adesso vediamo cosa dicono gli altri”.  Anche Schlein non si è sottratta. E così, davanti alle svastiche della Schiranna, ha detto: «Voglio vedere se nel centrodestra ci sarà chi condannerà questo vile gesto». Non abbiamo le prove, ma crediamo si riferisse al partito della Meloni e alla Lega. I dem si devono “accontentare” della nota di Forza Italia, unico partito della coalizione avversaria a dichiarare «inaccettabile» gli imbrattamenti a sfondo nazi-fascista.

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