La polemica ha cadenza annuale, in agosto, quando, con le città semivuote, la polizia locale va di mano pesante con gli automobilisti che non sono in vacanza. E lavora di multe per i malcapitati che, posteggiando in piazze e vie che richiamano scenari desertici hanno la ventura, più o meno voluta, di non ottemperare al richiesto pagamento. E se non pagano hanno torto, sostengono vertici e sindacalisti della categoria che sanziona, ponendo a legittima giustificazione di tanto rigore ferragostano il mancato rispetto delle norme. Giuste o sbagliate che siano, ma norme. Le quali, per quanto riguarda la sosta nelle città, sono decise dalle singole amministrazioni.
Per dirla in un altro modo, il potere di alleggerirle almeno nelle settimane centrali di un mese dove le attività sono ridottissime compete a sindaco e assessori. Poco propensi, in molte località, a rinunciare agli introiti, magari miseri rispetto agli altri periodi dell’anno, comunque utili per rimpinguare gli asfittici bilanci pubblici. Se così non fosse, disporrebbero altrimenti, come a volte hanno disposto rinunciando a tassare i cittadini in quei pochi giorni. E’ una vecchia questione. La vigilanza urbana prende cappello quando le si fa notare che il problema è tutto lì: nel denaro racimolato con le multe per “fare cassa”. I rappresentanti degli agenti si sgolano per raccontarci che loro sono al servizio dei cittadini, che non operano in scia alle necessità finanziarie dell’ente civico che, però, paga loro gli stipendi, che pensano soltanto a far rispettare la legalità e la sicurezza, colpendo in via prioritaria chi prova a fare il furbetto, in piena estate o in inverno. Diceva Giuseppe Prezzolini, a questo proposito: “Gli italiani si dividono in due categorie: i furbi e i fessi”.
Appunto, la sicurezza. Quanto mette a repentaglio la sicurezza un’auto in parcheggio vuoto? E le postazioni degli autovelox mobili (dinamici, in termine tecnico) proditoriamente in funzione in pieno agosto su alcune arterie dello spopolato Basso Varesotto? Chi vi è incappato ha pagato dazio. Sarebbe molto più onesto intellettualmente se gli amministratori pubblici ci dicessero come stanno effettivamente le cose, senza buggerare i cittadini. I Comuni hanno bisogno di denaro, e tutto fa brodo pur di incassarli. Regolare, tranne le dissimulazioni e, appunto, la retorica sulla sicurezza. Che va garantita anche sulle strade, ma con cognizione di causa.
Per il resto, sarebbe interessante se la polizia urbana, accanto alle altre forze dell’ordine, pattugliasse centri storici e vie della sempre più chiassosa, volgare e pericolosa movida, anche nelle ore notturne. In alcuni posti, ci spiegano, non è possibile, a causa delle logiche contrattuali e sindacali. Che nel nostro Paese a volte sono sopra le righe per garantire le diverse categorie di lavoratori. Ai quali, specialmente a chi veste una divisa, è richiesto anche qualcos’altro oltre all’applicazione inappellabile delle leggi: il buon senso, cifra che non è mai scritta ma che dovrebbe sovrintendere tutte le attività della società civile. Al di là di ogni zelo (la casistica trabocca di episodi in cui gli eccessi di zelo dei vigili sono prossimi al grottesco) e, manco a dirlo, al di là di ogni arroganza istituzionale. Ma questa è un’altra faccia della stessa medaglia.
