La provincia di Varese, la terra promessa. Territorio che offre ottime opportunità per vecchi e nuovi residenti, soprattutto per i nuovi ai quali, sulla base di un’età inferiore ai quarant’anni, la Camera di Commercio elargisce un contributo di seimila euro in tre anni se, appunto, decidono di stabilirsi nel Varesotto e, qui, trovare lavoro. Non proprio una novità rispetto a simili iniziative già sperimentate altrove, di sicuro un incentivo per attivare stimoli sociali, occupazionali, economici e abitativi nelle città e nei paesi che fanno capo alla Città Giardino.
Un luogo, la provincia di Varese, che non ha bisogno di essere descritto sul versante ambientale e paesaggistico, un tempo meta di facoltosi milanesi alla ricerca dell’ “aria buona” e della serenità che completava l’offerta. Non a caso, fu Indro Montanelli a sottolineare che “una villa da queste parti è insieme un delizioso rifugio ed una invidiabile situazione, il segno di raggiunto benessere, l’emblema del fido in banca, come il palco alla Scala”.
Oggi non è più così o, meglio, non è più soltanto così. Quella che una volta fu definita addirittura la Versailles di Milano è una città che, con il suo territorio, corre e cerca di conservare i primati economici e di mobilità che la pongono ai primi posti del benessere regionale e nazionale. Non ci sono più le grandi fabbriche tessili del passato, è rimasta però un’ampia fascia manifatturiera e imprenditoriale che la caratterizza nonostante la difficile congiuntura internazionale del momento. La rete delle strade e delle ferrovie sono un valore aggiunto che, assieme all’aeroporto di Malpensa, rappresentano ulteriori motivi di sviluppo, sempre che ci si decida a metter mano alle linee ferroviarie locali affrancandole da certe, croniche inefficienze. Senza dimenticare le iniziative culturali che, specialmente negli ultimi anni, prese le debite misure, quasi competono con Milano. Poi i servizi, le comodità di una provncia che, nonostante tutto, permette una qualità della vita ancora sostenibile e, manco a dirlo, meno cara della vicina metropoli.
Aspetti che fin dal 2021 convinsero l’amministrazione civica di Busto Arsizio, il capoluogo mancato del Varesotto, a lanciare lo slogan “Il bello di vivere a Busto”, idea funzionale, attraverso un’ampia cartellonistica, a convincere i milanesi a trasferirsi all’ombra della basilica di San Giovanni. Iniziativa che non aveva il sostegno di incentivi economici ma si basava soltanto su un contesto urbano e collettivo sicuramente meno opprimente, sotto diversi aspetti, della grande città.
Ora è scesa in campo la Camera di Commercio. Tra i suoi obiettivi c’è anche quello di contrastare il crollo demografico, basti pensare che entro i prossimi quattro anni la popolazione scolastica della provincia diminuirà di novemila unità. Un numero che la dice lunga su ciò che sta accadendo per quanto riguarda le nascite. Rimane la sostanza di un intervento che reclamizza, con dati di fatto inoppugnabili, come l’area tra Milano e la Svizzera rappresenti un’attrattiva residenziale generosa e ricca di spunti. Vero che sempe Montanelli la bollò come “un deserto ben attrezzato”. Ma forse si sbagliava, contraddicendo di fatto se stesso. Chi non crede allo spietato giudizio del grande giornalista è oggi la Camera di Commercio che, in scia a quanto aveva già posto in cantiere per prima Busto Arsizio, ricorda al mondo quanto sia bello vivere con vista sul Sacro Monte. Ma non più nella villa per passare l’estate, come una volta, ma per restarci.
Contributi e provvigioni agevolate per i giovani che si trasferiscono a Varese
