Clima d’odio o soltanto chiacchiere fuori controllo? Per restare alla politica italiana l’incontinenza verbale ha il sopravvento sul confronto, sulla legittima critica. Se non fosse che certe affermazioni lasciano il segno in chi si ferma alla superficie, si finisce per sconfinare nel paradossale. Come il ministro che intravede i richiami alle Birgate Rosse nelle affermazioni delle opposizioni. Altra epoca, altri presupposti, altri protagonisti. Poi è vero che l’immagine di Charlie Kirk a testa in giù, con la scritta – 1, è più che disdicevole, ma è da addebitare a una circoscritta cerchia. Pericolosi fanatici? Più facilmente cretini digitali (e non solo) che non meriterebbero alcuna considerazione pubblica. Fustigati invece nientemeno che da Giorgia Meloni, con giuste considerazioni sulla loro pessima inizativa, ma in questo modo iniziativa diffusa da tutti gli organi d’informazione e pubblicizzata come gli autori mai avrebbero sperato.
Ci sono situazioni e occasioni che sarebbe meglio far passare sotto silenzio, benché i nostri politici trovino sempre utile alzare la voce, farsi sentire, spesso offendere. E’accaduto con la senatrice pentastellata Alessandra Maorino, in aula a Palazzo Madama, che ha bollato il ministro Antonio Tajani come “influncer prezzolato da Israele”. Una colossale sciocchezza, non c’è dubbio. Che lascia pensare come, spesso, non si rifletta prima di parlare: le parole hanno sempre e comunque un peso. Tanto che si possa ritenere che c’è chi si esprime senza calcolare le conseguenze delle proprie affermazioni, straparla. Ne scaturisce una babele in cui tutti hanno sempre e comunque qualcosa da dire, possibilmente “contro”, con veemenza, fuori controllo, per colpire, svilire, oltraggiare, insultare.
Ecco, le ingiurie appaino proprio essere all’ordine del giorno, una costante che sminuisce la sostanza delle contese, spesso le riduce, né più né meno, a baruffe di goldoniana memoria. Insomma, una commedia. Silvio Berlusconi l’aveva definito “un teatrino”. Che non lascia ben sperare sul futuro del nostro Paese: si parla troppo e a sproposito. Parla la Meloni, parla Renzi; parla la Schlein, parla Gasparri; parla Conte, parla Ciriani; parla Salvini (oh, quanto parla Salvini), parla Bonelli; parla questo, parla quell’altro. Indotti nelle loro dichiarazioni dalla stampa affamata di sensazionalismo, i media che ci mettono del loro per stimolare le chiacchiere e, appunto, le aggressioni verbali ben oltre la normale dialettica. Non vorremmo mai che tutta questa gran caciara servisse per sviare l’attenzione dai veri problemi del Paese.
Clima d’odio? Negli Stati Uniti, dove purtroppo si spara e si uccide, non sempre o non solo in scia a un presidente chiacchierone e divisivo, dove la violenza politica è un inquietante dato di fatto. Ma qui, nella nostra italietta, la questione ci sembra, e per fortuna, da considerare su altri piani. Benché, sia chiaro, si muovano frange di contestatori pronte a tutto pur di far casino. E c’è chi supera i limiti della decenza (“Giorgia Meloni ha le mani sporche di sangue”. Pura idiozia verbale: intollerabile!). Ma certe tragiche stagioni, fino a prova contraria, sono archiviate. Per evitare che tornino occorrerebbe un maggiore equilibrio da parte dei nostri rappresentanti isituzionali, a tutti i livelli e in senso trasversale. Però mancano veri leader carismatici, finalmente autorevoli, dotati del senso delle cose e del ruolo, capaci di ragionare sugli effetti dei loro comportamenti e delle loro parole, affrancati dagli sproloqui e dalle strumentalizzazioni. Diceva Papa Leone: “Disarmiamo la comunicazione da ogni pregiudizio, rancore, fanatismo e odio, purifichiamola dall’aggressività», da qui l’appello a una “comunicazione disarmata e disarmante”. Quanti l’hanno ascoltato?
