Basso Varesotto e miopia amministrativa

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La cartina del Basso Varesotto, area a forte impatto residenziale, vaibilistico, infrastrutturale

Programmazione territoriale tra Comuni in rete: la questione è sul tavolo da decenni, irrisolta. “Non è risolvibile” taglia corto un sindaco riferendosi all’impossibilità o, meglio, all’incapacità di risolverla, che si declina anche con la mancanza di volontà politica. Per dirla in chiaro: ogni amministrazione civica fa da sé, badando al proprio orticello senza preoccuparsi degli effetti che un qualunque insediamento commerciale, produttivo o per i servizi può provocare ai dirimpettai.

Lo spunto per ritornare su un problema che sta sempre sullo sfondo ce lo dà il nuovo polo logistico di Olgiate Olona, una colata di cemento sui confini con Castellanza e Busto Arsizio. Andrea Della Bella ha sintetizzato il progetto e le conseguenze ambientali e di viabilità (l’area è già congestionata di suo) con un documentato articolo su Malpensa24. Da Olgiate hanno subito minimizzato, sottolineando la sostenibilità, secondo il parere degli amministratori locali, dell’intervento. In verità portato avanti con circospezione per non provocare intoppi anche di natura politica e per non allarmare i cittadini.

A quanto affermano fonti istituzionali, nessuna giunta delle città vicine, che subiranno l’assalto di camion, furgoni e auto da e per la nuova struttura, avrebbe ottenuto informazioni esaustive e definitive. Avanti senza far rumore, poi, caso mai, si vedrà. Si tratta di una procedura che non sorprende, attuata da molti, se non da tutti, gli esecutivi civici del Basso Varesotto, un’area a forte impatto infrastrutturale, con strade e ferrovie di grande importanza, un aeroporto internazionale, maxi cantieri aperti per realizzare ulteriori collegamenti, zone industriali con primarie aziende, numerose aree dismesse a testimonianza di un prestigioso passato manifatturiero, un costruendo ospedale, vasti comparti residenziali e città senza più soluzione di continuità tra l’una e l’altra però punteggiate da centri commerciali sorti in ogni dove. Insomma, un coacervo urbanistico che richiederebbe un’unica regia con lo scopo di evitare pasticci e sovrapposizioni, per riorganizzare il territorio limitandone, se possibile, il consumo di suolo.

Un’esigenza ineludibile, verrebbe da dire. Che non troverà mai interpreti disposti ad accollarsi l’onere di far dialogare sindaci e assessori di città e paesi con le stesse incombenze e obiettivi, ma gestite in proprio, con lo sguardo dentro i confini del comune per ragioni, diciamo così, di campanile, di gelosie di bottega, di miopia politica e, ultima ma non ultima, per l’esigenza di restare economicamente a galla. Toccherebbe alla Provincia farsi carico di una simile necessità, ma l’istituto provinciale è depotenziato dall’insensata legge Delrio: i suoi poteri sono oggi limitati. La Regione, allora. Ma anche qui le priorità sono altre: sì all’ospedale nuovo tra Busto e Gallarate, bene lo sviluppo di Malpensa, ma per il resto fate voi.

Avevano forse ragione, più o meno mezzo secolo fa, i bustocchi che si agitavano per avere una loro provincia autonoma. Né si sbagliava chi, più vicini a noi, predicava l’istituzione di un’Area Vasta, ente che avrebbe dovuto occuparsi tra l’altro anche delle faccende di programmazione territoriale. Oggi, invece, tra chi butta lì un po’ a caso l’idea di fondere Busto e Gallarate in un’unica città (Marco Reguzzoni), e chi sostiene (sindaco di Gallarate) che non sempre i Piani di governo del territorio sono una cosa utile, si procede a tentoni. In un contesto dove la qualità della vita è minacciata da politici e amministratori locali, fino a prova contraria, incapaci di andare oltre il proprio naso.

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