di Massimo Lodi
Fallisce l’assalto della sinistra alla destra. Le Marche restano com’erano. Acquaroli meglio di Ricci. Soprattutto Meloni più soci meglio di Schlein più Conte. L’elettorato tradizionalista stringe i ranghi attorno alla premier, l’elettorato innovatore fallisce l’operazione Campo largo. Brutto segnale in vista delle altre regionali, brutto-bis se si guarda all’orizzonte delle politiche ’27. Politicizzata al massimo, la prima d’una serie di chiamate alle urne boccia l’ipotesi ribaltone.
Ne sono complici gli assenteisti, tali perché troppo s’è parlato di cose che nulla c’entravano con le questioni in loco. Ne è complice l’incapacità della sinistra di cogliere, riassumere, valorizzare umori popolari che, premiando la continuità, restano ancoràti al polo di destra; o, premiando la discontinuità, ne vengono maggiormente attratti. Cioè: chi sta a destra ci rimane, chi sta a sinistra non ci rimane più. Pesano le scelte nazionali/internazionali, pesano le capacità mediatiche dei leader (della leader), pesano le differenziazioni che impediscono una vera unità d’azione degli oppositori di Chigi. Sentiment: in tanti han percepito una gara fra realismo e velleitarismo (basti pensare alla storia della Flotilla), e premiato il primo rispetto al secondo.
Ne consegue: 1) la presidente del Consiglio si conferma titolare d’una egemonia che va oltre lo steccato di Fratelli d’Italia; 2) il suo distanziamento dalle radicalità del sovranismo, sia pure attraverso impasse talvolta disturbanti, convince un tot di moderati a dar fiducia ai conservatori anziché ai progressisti; 3) l’alternativa del riformismo ha zero d’affascinante finché si spezzetta in un’infinita serie di variabili, nel segno dell’involuzione deludente, di cui la Responsabilità con la erre maiuscola tocca alla segretaria del Pd; 4) il verdetto marchigiano influenzerà quello dei voti prossimi a venire e anche regioni date per sicuro bottino della sinistra, vedi Campania Toscana Puglia, rischiano di diventare teatro di sfide contendibili; 5) il carisma post-underdog rimette in gioco accordi futuri che i partner di destra giudicavano intoccabili, sicché non ci sarà da meravigliarsi se si tornasse a discutere sulla candidatura di coalizione per la presidenza del Veneto.
Dunque: 6 e fine) le Marche indicano il consolidarsi dello status quo, piaccia o non piaccia, sorprenda o non sorprenda, indigni o non indigni. Si può essere testardamente uniti, sicut dixit et redixit Schlein, ma se si è incapaci di veder arrivare i messaggi di cambiamento, coerenza, praticità, armonia che vengono dalla società, c’è poco da proclamare rovesciamenti situazionali. La Meloni di destra si giova del latitare, sull’altro versante, d’una Meloni (d’un Meloni) di sinistra davvero alternativa (alternativo). Finora è spuntata solo la melina, il passarsi/rubarsi a lungo la palla perdendo tempo. Perdendo credibilità. Perdendo consenso. Perdendo elezioni su elezioni. È l’autogollismo italiano, il partito invisibile dai visibili risultati.
