CAIRATE – Le minacce, la paura di Michele, le versioni contraddittorie di madre ed ex fidanzata sul delitto. Nuova udienza oggi, martedì 14 ottobre, del processo davanti alla Corte d’Assise di Busto Arsizio per l’omicidio di Andrea Bossi, 26 anni, ucciso nella sua abitazione di via Mascheroni a Cairate nella notte tra il 26 e il 27 gennaio scorso. Imputati in concorso tra loro per l’assassinio del giovane sono Douglas Carolo e Michele Caglioni, poco più che ventenni, arrestati un mese dopo circa l’omicidio.
La paura di Michele
I due imputati sono già stati sentiti in aula e tra tante contraddizioni si sono accusati l’un l’altro. Oggi sono stati sentiti i genitori di Caglioni. Il padre ha confermato che il figlio, dopo l’arresto, aveva spiegato loro di non aver parlato per paura di Carolo. Lo minacciava, lo controllava: «Michele temeva soprattutto che Carolo potesse fare del male a noi e ai fratelli». Caglioni ha sempre sostenuto questa tesi e il padre ha citato anche un episodio specifico: «Dopo l’omicidio, prima dell’arresto, io e mia moglie ricevemmo mentre tornavamo da Milano la chiamata del fratello di Michele che ci diceva che dei ladri erano entrati in cortile e avevano cercato di rubare il furgone che uso per lavoro. Siamo tornati in pochi minuti, mio figlio affacciandosi e accendendo le luci aveva messo in fuga chi si era introdotto in cortile. Il furgone aveva un finestrino infranto, qualcuno aveva frugato nell’abitacolo senza però rubare nulla. Ci sembrò molto strano. Dopo l’arresto Michele ci disse che poteva essere stato Carolo o qualcuno che agiva per suo conto».
I contatti in carcere
Lo stesso clima lo ha descritto la madre dell’imputato. Ha raccontato che Carolo si era legato inizialmente per una questione di protezione. Lui e il fratello minore, con problemi di tossicodipendenza, a più riprese erano stati aggrediti dagli spacciatori con i quali quest’ultimo aveva contratto debiti di droga. Caglioni avrebbe avuto paura di Carolo anche mentre era in carcere. Tra i due ci furono dei contatti anche mentre erano detenuti a Busto Arsizio Non mangiava perché temeva che gli venisse messo qualcosa nel cibo.
Le versioni sull’omicidio
Ma è sul rapporto con la ex fidanzata di Caglioni che la madre del ragazzo ha fatto dichiarazioni interessanti. La giovane ha dichiarato prima al Pm in fase di indagine, poi in aula davanti alla Corte, che già da dicembre Caglioni gli aveva rivelato l’esistenza di un piano per torturare (in modo da farsi consegnare i codici delle carte di credito), uccidere e poi bruciare Andrea Bossi, innamorato di Carolo. Caglioni avrebbe detto alla ragazza che Carolo lo aveva coinvolto facendogli pressioni. Soprattutto sulla base di queste dichiarazioni l’accusa contesta a entrambi gli imputati l’aggravante della premeditazione. Caglioni, in sede d’esame, ha detto di aver detto di quel piano all’allora fidanzata ma solo il giorno dopo l’omicidio. E lo aveva fatto perché Carolo gli aveva ordinato di raccontare questa versione nel caso fossero stati arrestati.
Acquisito il cellulare della madre
La madre dell’imputato ha invece spiegato che la ragazza dopo l’arresto le scriveva per chiederle come stesse Michele, dicendole che era innocente e che bisognava tirarlo fuori dal carcere. Parole in contrasto con quanto dichiarato successivamente. Nella chat tra madre ed ex ci sarebbero anche messaggi su dove Carolo avesse nascosto il coltello. «Michele disse che Carolo lo buttò in un tombino. Passammo notti intere a cercarlo», ha spiegato la teste. La Corte ha disposto l’immediata acquisizione del cellulare della donna al fine di avere copia forense della chat a disposizione. L’incarico peritale sarà affidato martedì prossimo.
Omicidio Cairate, Carolo e Caglioni si accusano l’un l’altro. E si auto smentiscono
