Le contraddizioni di Forza Italia. A Varese

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Simone Longhini e Alessandro Sorte, rispettivamente coordinatori provinciale e regionale di Forza Italia

Settimana scorsa alcuni rappresentanti di Forza Italia in consiglio regionale si sono ritrovati attovagliati in un ristorante del Sacro Monte di Varese. Scopo conviviale con un obiettivo ambiziosetto anziché no: rilanciare il partito. In verità, la compagine berlusconiana è reduce da discreti successi elettorali in giro per il Paese (Marche, Calabria, Toscana) . In Lombardia è al momento sostenuta da sondaggi lusinghieri rispetto soltanto a qualche mese fa. Dove invece avrebbe bisogno di un rilancio è proprio qui, in provincia di Varese, nelle città principali e, per dirla tutta, anche in relazione alla linea politica locale che vede i berlusconiani al fianco del Partito Democratico a Villa Recalcati, sede dell’amministrazione provinciale.

Nelle città, nel capoluogo, Busto Arsizio, Gallarate, Saronno e negli altri centri di maggior significato politico, il clima interno alle diverse compagini forziste non è sempre dei più rasserenanti. Si viaggia più o meno alla sperindio, con prese di posizione autonome o con tensioni tra i militanti che non depongono per una corretta e produttiva interlocuzione con gli alleati del centrodestra. A Varese, per esempio, c’è chi fa confusione proponendo di sua sponte possibili candidati a sindaco per le prossime elezioni amministrative, uscite pubbliche che suscitano imbarazzo e rischiano di rivelarsi un boomerang per chi propone e, soprattutto, per chi viene “speso” in largo anticipo e senza alcuna condivisione.

Un modo di fare politica alla carlona, senza un reale costrutto. Un po’ come succede a Busto Arsizio. Lì, il rinnovato gruppo forzista prova a starsene quieto in attesa di tempi migliori, riprendendo fiato in consiglio comunale dopo la svicolata (improvvida?) dei suoi due originari portabandiera verso i lidi di Fratelli d’Italia. Se non fosse che in città è girata la voce che il segretario cittadino forzista abbia chiesto al sindaco di ritagliargli un posto in giunta a discapito di un assessore leghista. Manovra subito smentita (pare) per il no del primo cittadino, ma raccontata da più voci. Con l’aggravante del sospetto inciucio con quella parte della Lega bustocca che prova a sbarazzarsi di concorrenti interni nella corsa per l’eventuale candidatura a sindaco nel 2027.

Per non dire infine di Gallarate. La locale sezione di Forza Italia è attraversata da una vera e propria faida tra militanti, una battaglia all’ultima tessera per mantenere o riconquistare potere decisionale e amministrativo. Un tira e molla foriero di possibili sconquassi che rischiano di ripercuotersi anche sull’attività amministrativa. Scenario particolare, destinato a disorientare anche gli elettori forzisti più strutturati politicamente.

Sopra o sotto a tutto ciò c’è la posizione innaturale di Forza Italia in Provincia, alleata del Pd e, nella specifica occasione, sabotatrice del patto di centrodestra. Che però la segreteria provinciale riconferma senza se e senza ma per il futuro. Forse ci sfugge qualcosa. O forse gli Azzurri varesini fanno da cavia per prossime intese regionali tra centristi e componenti moderate, affrancate dalla destra dei meloniani e dalla destra/destra della nuova Lega di Salvini. Il partito alla ricerca di una terza via? Sia come sia, l’impressione è che Forza Italia c’è ma che debba trovare o, per essere meno tranchant, debba ritrovare una robusta identità in sede locale. Per non disperdere il suo patrimonio di consensi e per non disperdersi nelle sue contraddizioni.

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