VARESE – Partiamo dalla fine, dallo scontro verbale, duro durissimo (dice chi l’ha visto) tra il presidente della Provincia Marco Magrini e il sindaco di Casale Litta Graziano Maffioli. I due avevano già duellato dialetticamente durante l’assemblea dei sindaci sul gestore unico provinciale dei rifiuti. Con Maffioli che raffredda («abbiamo bisogno di tempo per rifletter») e Magrini che prima tenta di forzare la mano, ma poi alza il piede dall’acceleratore e si mette in scia al sindaco di Casale Litta. Risultato dell’assemblea: i sindaci presenti (quasi il 53% dell’assemblea plenaria) prendono tempo e si aggiorneranno tra un mese per votare se approfondire o abbandonare la questione del gestore unico dei rifiuti.
Lo scontro
Qualcuno dice che i due – caratteri forti e, se accesi, fumantini – sono quasi venuti a contatto. La realtà è che lo scambio solo verbale è stato fulminante e duro. «Non capisco i tuoi interventi», ha detto l’uno (Magrini); «sei un dittatore», ha controbattuto l’altro (Maffioli). Fiammate a toni altissimi. Poi ognuno per la sua strada.
Le assenze
In politica poi si nota sempre di più chi manca. E ieri – giovedì 23 ottobre – alcune assenze sono state indicative. La prima, la più eclatante: non c’era Busto. Né il sindaco Emanuele Antonelli, né un assessore delegato. A Busto, infatti, si sta lavorando per dare vita a un bacino di raccolta che potrebbe arrivare subito a 150 mila abitanti con la Newco dei rifiuti guidata da Francesco Iadonisi. Oltre a Venegono Superiore, anche i paesi della Valle Olona, infatti, sarebbero pronti a diventare soci. Si parla anche di Cislago e, fuori provincia, Rescaldina. Assente anche Gallarare. Andrea Cassani però ha già fatto sapere ai suoi (da sindaco e da segretario provinciale) di essere favorevole al percorso.
Percorso lungo e condiviso
Sarà lunga. I sindaci hanno deciso di provarci, ma con i piedi di piombo. In provincia di Varese il servizio di raccolta rifiuti, al momento, presenta differenti modelli operativi nei vari comuni, ognuno dei quali con punti d’eccellenza. Nessuno di questi però è in grado di mettere a terra un sistema capace di centrare gli obiettivi fissati dall’Europa per il 2035. La differenziata, infatti, è ormai pratica consolidata ma non più sufficiente. Da qui in avanti la sfida, infatti, sarà il recupero del materiale di scarto.
Qualche dato
La raccolta differenziata va bene, ma l’obiettivo non è arrivare al 100% del differenziato, bensì riciclare e quindi recuperare i materiali. Per riciclare servono rifiuti di qualità così da aumentare la percentuale di recupero. L’Italia oggi è al 75% medio di differenziato e al 45% di recupero. L’obiettivo dell’Europa è arriva al 65% di recupero entro il 2035. Obiettivo sfidante e impossibile da raggiungere se la situazione rimane quella attuale.
Ci pensiamo
Nella sala Ambrosoli di Villa Recalcati, nessuno dei sindaci presenti ha voluto premere fino in fondo il piede sull’acceleratore. Anzi c’è chi ha messo sul tavolo le proprie perplessità. La maggior parte degli amministratori ha detto di voler approfondire il percorso che potrebbe portare alla nascita del gestore unico provinciale della raccolta rifiuti. Senza un voto palese, per il momento. La sala, e Magrini ha preso atto, ha accolto, infatti, la proposta del sindaco di Casale Litta Graziano Maffioli (per questo lo scontro post incontro è stato un fulmine a ciel sereno), il quale ha chiesto un po’ più di tempo per riflettere sul quadro e su un percorso sicuramente interessante, ma tutto da esplorare.
«Oggi non si deve votare nulla»
Proposta accolta dal presidente Marco Magrini: «Oggi non dobbiamo votare nulla, ma soprattutto non vi ho convocato – ha detto rivolto alla platea – per decidere. Ho voluto questo incontro innanzitutto per informarvi, per tracciare un quadro della situazione e sulla base di quanto detto decidere se intraprendere il percorso». Del resto il gestore unico non nascerà certo domani, «poiché ci sono contratti in essere da rispettare che scadono tra qualche anno. Il tema è se vogliamo affrontare questo argomento fin da adesso e per tempo con una prospettiva chiara: quella di allargare gli ambiti e dare omogeneità al servizio nell’interesse dei cittadini».
Il quadro generale
A dare il quadro generale di un puzzle che presenta tantissime tessere è stato Giorgio Ghiringhelli, docente ed esperto della materia sia su scala provinciale, anche attraverso l’Osservatorio rifiuti della Provinciale, sia su scala regionale. Ghiringhelli ha davvero sviscerato i differenti modelli, citandone alcuni per aver attuato sistemi avanzati: «Coinger – ha detto – ad esempio è l’unica realtà che ha operato su un ambito più ampio, attivando, seppur con tutte le difficoltà del caso, il sistema di tariffa puntuale».
Piccolo è bello non funziona
Ogni modello attuato dai differenti operatori presenta aspetti che non possono essere dispersi in futuro. Ma c’è un dato di fatto: in materia di servizio rifiuti, il “piccolo è bello” non funziona. O se funziona, non può durare a lungo. «Oggi – ha proseguito Ghiringhelli – bisogna lavorare su aggregazioni più grandi. La Lombardia è l’unica regione in Italia che non ha ambiti definiti e questo se da un lato dà libertà, dall’altro crea una frammentazione che non permette di arrivare a un servizio omogeneo».
Tra le voci dubbiose c’è stata quella del sindaco di Brenta Gianpietro Ballardin, esponente del Partito Democratico, anche se la linea del PD è quella di esplorare fino in fondo la possibilità del gestore unico, come ha fatto intendere il sindaco di Varese Davide Galimberti («un’opportunità che dobbiamo cogliere per ragionare su sistemi territoriali più ampi»); e quella del sindaco di Ternate Lorenzo Baratelli. L’assemblea alla fine ha deciso di riaggiornarsi nel giro di un mese per arrivare a decidere quale direzione imboccare.
