L’arte di Ravo per i 25 anni di Fondazione Piatti: un murale nella sede di Varese

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Un particolare del murale realizzato da Ravo per Fondazione Piatti

VARESE – Un’opera per celebrare i 25 anni di attività della Fondazione Renato Piatti. Porta la firma di Andrea Ravo Mattoni, street artist varesino di fama internazionale, ed è stata inaugurata ufficialmente questa mattina, lunedì 10 novembre, presso la sede di Varese (qui sotto il video). “Geografie dell’incontro. Luoghi e relazioni che disegnano progetti di vita” è il titolo del murale che ha abbellito la parete interna di uno dei luoghi di vita della fondazione, che fin dalla sua nascita si occupa di accoglienza, cura e valorizzazione delle persone con disabilità intellettiva e relazionale.

Affresco contemporaneo

L’opera è il risultato di un percorso di dialogo e ascolto tra l’artista, gli operatori e le famiglie. Un progetto che unisce arte pubblica e impegno sociale, trasformando lo spazio in un simbolo di bellezza condivisa e di comunità. Un grande affresco contemporaneo che intreccia volti, mani, sguardi e simboli in un racconto di relazioni. Ravo ha reinterpretato una vecchia fotografia che raffigura Renato Piatti con i figli. Sullo sfondo un ampio panorama di Varese fa da cornice alle figure e rappresenta il collegamento profondo con il territorio: un modo per dire che Fondazione Piatti è parte viva della città e che la città, a sua volta, custodisce e sostiene la sua missione. Alla presentazione sono intervenuti Emilio Rota, presidente di Fondazione Renato Piatti; Franco Radaelli, direttore generale; l’artista Andrea “Ravo” Mattoni e il sindaco Davide Galimberti.

Relazioni e umanità

Nel suo intervento Emilio Rota ha sottolineato come quest’opera rappresenti un segno tangibile del legame tra la fondazione e il territorio. «’Geografie dell’incontro’ è più di un murale: è una mappa emotiva di ciò che siamo. In questi venticinque anni abbiamo costruito relazioni, accolto storie e condiviso speranze. L’arte di Ravo ci aiuta a fissare nel tempo questo cammino comune, a renderlo visibile a tutti, a ricordarci che la cura nasce dall’incontro» Franco Radaelli ha aggiunto: «Questa opera è il simbolo di una Fondazione che non resta chiusa nei propri spazi, ma dialoga con la comunità. È un invito a fermarsi, guardare, riflettere. L’arte, come il nostro lavoro quotidiano, è relazione: ci mette in contatto, genera consapevolezza e guarda al futuro».

Com’è nata l’opera

Ravo ha invece raccontato la genesi dell’opera. «Ho voluto costruire un’immagine che non si limitasse a rappresentare, ma che contenesse il movimento, la traccia viva delle persone che attraversano ogni giorno questo luogo. Il muro diventa così superficie d’incontro: tra dentro e fuori, tra arte e vita reale. Ogni pennellata è una relazione, un frammento di umanità che si ricompone in un disegno più grande». Il titolo dell’opera sintetizza l’idea di una mappa emotiva e territoriale: un intreccio di relazioni, storie e paesaggi che rappresentano i 25 anni di cammino della Fondazione tra persone, famiglie, operatori e istituzioni. «Ci piace pensare che da oggi questo muro racconti, a chi passa, che qui si costruiscono relazioni. È un messaggio di fiducia e di bellezza, che appartiene a tutti», ha concluso Rota.

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