VARESE – «Sull’ex Caserma Garibaldi c’è chi vuol portare indietro il dibattito di trent’anni. Ma questo non accadrà perché questo progetto, trasversale, voluto da Roberto Maroni e da Attilio Fontana e portato a conclusione dalla nostra amministrazione, è chiaro nella volontà. Tornare indietro come ha suggerito qualcuno, significa non solo rivedere tutto, non solo allungare i tempi di recupero, ma anche buttare soldi pubblici». Questo in sintesi hanno dichiarato il sindaco Davide Galimberti e gli assessori Andrea Civati ed Enzo Laforgia durante la conferenza stampa convocata questa sera – martedì 11 novembre – prima del consiglio, sulla questione caserma.
Un passo indietro
Nei giorni scorsi più voci, in particolare della Lega e di Lombardia Ideale, hanno alimentato l’ipotesi di rivedere la destinazione della caserma Garibaldi. In sostanza i leghisti e i lombardi ideali hanno chiesto di “portare” più università in quegli spazi. Proposta di certo suggestiva, forse tardiva, probabilmente irrealizzabile, visto lo stato di avanzamento dei lavori, ma soprattutto, in forte contraddizione con quanto previsto non solo dal progetto in corso di realizzazione, ma anche dall’intera filosofia che ha accompagnato la stipula degli accordi tra le varie istituzioni (Regione, Comune, Provincia e Università).
L’affondo sul Carroccio
Galimberti cesella, Civati puntella e Laforgia affonda il colpo. Sindaco e assessori attaccano il Carroccio («una parte. Anzi, quella parte che ha scelto di smentire il lavoro di Roberto Maroni e di Attilio Fontana. Perché sulla Caserma ci sono leghe diverse a quanto pare», dicono a latere delle conferenza stampa) che ha rimesso in discussione l’intero progetto sull’ex Caserma.
«È bene evidenziare l’importanza strategica di questo intervento per la città. Della riqualificazione della Caserma Garibaldi si è iniziato a discutere nel 1994 – ha spiegato Galimberti – Stiamo parlando di un intervento trasversale. Nel 2014 grazie a Maroni l’intervento della caserma è diventato fattibile, serio e realizzabile. Ci mise 20 milioni di euro, ovvero l’iniezione economica di denaro pubblico per rendere fattibile il dibattito dei 20 anni precedenti». Non si possono lasciare ombre rispetto alla bontà del progetto, e da dieci anni è chiara la destinazione della caserma».
La time line
Galimberti ha poi spiegato le tappe: «Alla fine degli Anni Novanta in realtà l’Università rinuncia di fatto alla caserma e prende vita, anche dopo il dialogo con il Comune, il progetto del Campus di Bizozzero. Negli anni successivi, tra il 2007 e il 2009, il Comune acquista la Caserma. E la prima idea fu quella di realizzare il teatro cittadino, ipotesi che non si concretizzò. Si arriva al 2014 quando Maroni, Fontana e Vincenzi e Coen stipulano l’accordo in cui si prevede che all’interno della caserma ci sia un polo culturale e tutto gli spazi relativi all’attività del polo culturale».
Nel 2016 con la prima amministrazione Galimberti si dà avvio insieme a Maroni e ai firmatari dell’accordo di programma al riequilibrio dei conti del progetto. Con il Patto per la Lombardia firmato dall’allora presidente del Consiglio Renzi e proprio da Maroni si recuperano altri 10 milioni di euro. Il comune nel corso degli anni ha destinato 10 milioni di euro. E a fronte di ciò parte la progettazione definitiva ed esecutiva che porta al progetto che si sta completando.
«La caserma continua il sindaco – è il volano di altre iniziative collegate, ad esempio l’arrivo del mercato in piazza Repubblica, l’arrivo a Varese dell’archivio del Moderno e proprio Varese viene individuata come sede ospitante di questo patrimonio». E ancora: «Dicono che nella caserma non ci sarà l’università? Falso. Il polo avrà per lo più una presenza di giovani, studenti e universitari. perché parte di quegli spazi sono destinati ad aule studio. L’avvio della realizzazione di studentati in centro città, ad esempio il City a opera dell’Università e quello di Biumo».
«Vogliono buttare i soldi pubblici»
«Sono sorpreso delle iniziative che vogliono portare il dibattito ai primi Anni Novanta – ha concluso il sindaco – Se per ipotesi dovessimo aderire al ritorno di ripensare gli spazi della caserma per metterci gli uffici comunali o tornare ad altre destinazioni bisognerà effettuare attività di demolizione e quindi l’impiego di ulteriori milioni di euro che superano i 10 milioni di euro oltre allo sperpero di denaro per i lavori già eseguiti».
L’assessore Civati ha dichiarato: «Quando si dice che Varese deve diventare una città della cultura e che bisogna riportare l’università in centro non ci si deve limitare alle aule di insegnamento. Bisogna considerare gli spazi in cui vivono gli universitari. E la caserma che sarà il polo della conoscenza va proprio in questa direzione. Nel 2014 votai a favore al progetto anche se il dsindco era fontana e il governatore era Maroni. Mettere in discussione tutto questo percorso fa emerge una politica poco credibile».
Laforgia è stato più diretto: «Ho assistito al festival delle parole in libertà da fare invidia a Marinetti. C’è grossa confusione tra chi fa politica e chi fa spettacolo. La foga di farsi ritrarre in un selfie fa perdere di vista la profondità. I vincoli imposti dalla sovrintendenza risalgono ai primi anni 2000. La struttura non poteva essere modificata e la funzione doveva essere culturale».
E in consiglio…
I contenuti della conferenza sono rimbalzati dalla Sala Matrimoni a Salone Estense, tanto che Franco Formato e Stefano Angei, consiglieri di Lombardia Ideale e Lega non hanno lasciato cadere l’argomento.
Con Formato che ha ribadito che «sul progetto c’è ancora confusione. Non si capiscono quali saranno i contenuti e cosa esattamente questa amministrazione vuol fare di questa struttura». Mentre Angei ha accusato la maggioranza di «cambiar sempre le carte in tavola. Anche sulla caserma, un progetto, – ha rivendicato – voluto dal governatore Maroni e dall’allora sindaco Fontana».
