di Gian Franco Bottini
Per le tre più importanti città della nostra provincia siamo ancora ben lontani dalle elezioni amministrative, ma i preliminari della “corrida”già si intravedono. Si tratta più che altro di piccole e spesso stucchevoli baruffe mediatiche che servono unicamente a “segnare il territorio” e a lanciarsi “segnali di fumo” fra partiti o addirittura fra singoli personaggi. I cittadini (i futuri elettori) spesso non percepiscono questa finalità sottostante e, facendosi coinvolgere nelle discussioni, fanno il gioco di chi crea questioni, magari di “lana caprina”, unicamente per far sapere che esistono anche loro.
Un fenomeno diffuso quello di confrontarsi su problemi di basso livello evitando questioni di grande taglia; una specie di fit-boxe( boxare senza colpire) e un esempio lampante lo abbiamo riscontrato a Busto Arsizio, dove da qualche settimana si blatera, si scrive, ci si accusa (a volte quasi ci si insulta) di fronte al “vitale” problema di un semaforo o di una svolta su un viale che, pur di grande scorrimento, non è certo fra i problemi più importanti della città.
Eppure questioni di maggior rilevanza sul futuro della città, a Busto come altrove, non mancano (sicurezza, integrazione scolastica, famiglia, riforma scolastica, case popolari, mancato ITS, riconversione vecchio Ospedale etc), ma su questi temi, la politica locale “che conta” dà proprio l’impressione di voler evitare il confronto aperto.
Vien facile dire che, se i problemi non mancano , allora a mancare, forse, è la politica. Sentiamo già le risatine di chi si sente chiamato in causa (forse particolarmente rivolte a chi scrive), e per ciò crediamo opportuno chiarire il senso di tale affermazione.
Coloro che seguono le vicende amministrative delle proprie città sanno che con l’avvicinarsi delle elezioni (seppure un anno e mezzo, quanto manca al prossimo confronto, non è poco) la politica locale tende ad evitare di esprimersi “chiaramente” su temi di largo impatto cittadino per i quali, una volta detto, sarebbe poi difficile fare “cambi di corsia”. Non essendo ancora chiara l’opinione pubblica, meglio dunque stare acquattati per comprendere come si perde e come si guadagna in termini di consensi (leggi “voti”) .
In altri termini stiamo entrando in quel periodo pre elettorale quando prevale il peso dei voti sull’urgenza dei problemi, destinati, il più delle volte, a finire in “stallo”. Da qui la tendenza diffusa a parlare di temi meno importanti, ma anche meno impegnativi, e di più facile presa su chiazze di elettorato (semafori, asfaltature, manutenzione verde, multe stradali, etc) oltre che di più facile accessibilità dialettica per la campagna elettorale di un folto numero di futuri candidati non particolarmente “attrezzati”.
Le segreterie locali dei partiti, poi, in questi momenti, sono molto più interessate alle discussioni nell loro interno, per “salvare la ghirba” (e quella dei propri esponenti) nel “prossimo giro”elettorale.
Quello che i cittadini, che da questi maneggi sono evidentemente esclusi, in questo momento possono unicamente augurarsi che dalle prossime urne esca, per la loro città, una situazione politica che possa garantire stabilità, in tutte le sue componenti, ed integrità per tutto il quinquennio del mandato. Questo, oltre che essere rispettoso delle volontà espresse dall’elettorato, consentirebbe a chi governa di poter affrontare i problemi con le priorità dettate dalle esigenze reali della città, senza le sempre latenti forzature dovute alla necessità di mantenere un traballante equilibrio politico.
Chi invece fosse destinato all’opposizione (rappresentando, comunque, una quota pur sempre importante dell’elettorato), se percepisse la possibilità di essere ascoltato nelle sue proposizioni più impegnative, senza il frustrante timore di preconcetti dinieghi, perderebbe l’interesse ad impegnarsi in demagogiche querelle prive di contenuto pratico. In definitiva, quello che in questo momento può augurarsi l’elettore è che dalle urne possa uscire una amministrazione che, in virtù di un chiaro risultato elettorale possa essere più condivisa, pur nel rispetto dei diversi ruoli assegnati dal suffragio popolare.
Il presupposto di tutto ciò andrebbe comunque ricercato nell’ambito dei partiti e delle relative coalizioni elettorali, dove la qualità delle persone dovrebbe far premio sull’egoismo dei personalismi che frequentemente non è accompagnato dalla necessaria qualità delle persone che lo esercitano. Quest’ultima cosa, in alcuni casi, aiuta ad alimentare un diffuso discredito della persona stessa (al limite dello “sberleffo”), che poi ricade, in maniera generalizzata, sull’intero sistema politico.
Tutte cose, quelle dette, che parrebbero poter avere una certa condivisione e, auspicabilmente, anche una loro concretizzazione, senonchè la realtà ci racconta cose ben diverse.
Restando nella già citata Busto (non necessariamente per una critica specifica, visto che possiamo facilmente trovare analogie in altre città a noi vicine) nel recente passato si sono verificate situazioni totalmente avverse a quanto fin’ora auspicato. Abbiamo infatti assistito al passaggio di interi Gruppi consiliari da opposizione a maggioranza, a transumanze di consiglieri da partito a partito pur restando nella medesima coalizione, a consiglieri in uscita e successivo rientro nello stesso gruppo consiliare, a scontri mediatici fra consiglieri facenti parte della stessa coalizione o addirittura dello stesso partito, ad assessori divenuti tali pur avendo delle dimostrate ombre sui loro trascorsi amministrativi. Un quadro questo, con una cornice costituita da frequenti preconcette prese di posizione motivate da un superato concetto di difesa della “primogenitura” da parte della maggioranza.
Tutti episodi legittimi? Giuridicamente: si; eticamente: discutibili, perché quasi sempre legati a motivazioni di tipo personalistico; politicamente: criticabili perché contrari a quella stabilità ed integrità di cui si parlava, necessarie per evitare il dispendio di energie in “questioni di bottega” a discapito della concentrazione su quei rilevanti problemi di cui si parlava e dei quali si è evitato un serio dibattito facendoli finire, con tutta probabilità, nella disordinata e bugiarda dialettica della prossima campagna elettorale.
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