VARESE – Prima ancora di iniziare, la partita dei rifiuti e del gestore unico provinciale è già diventata esplosiva. Ma, soprattutto, ha lasciato sul campo tracce politiche davvero interessanti. La prima: il referendum di “secondo livello” lanciato dal presidente della Provincia Marco Magrini è naufragato a causa dell’ondata di astensionismo dei sindaci. E la prima domanda da porre è: come mai è accaduto se alla riunione, salvo eccezioni, quasi tutti i primi cittadini presenti si dissero favorevoli ad avviare uno studio? Ma andiamo con ordine.
Fuori le carte
Ora per vedere quando il presidente della Provincia esca più debole da questa vicenda bisogna attendere gli sviluppi futuri. Di certo c’è che l’esito di quel voto ha bloccato lo studio del gestore unico, ma anche svelato un po’ carte. E, a proposito di carte, sarebbe interessante capire come hanno votato i vari sindaci. Del resto, se Villa Recalcati, come ama dire Magrini, è la casa dei Comuni, ogni singolo Comune è la casa dei cittadini e quindi, trasparenza per trasparenza (il voto tra l’altro non era nemmeno segreto), è giusto che la gente sappia come ha votato il sindaco del suo paese. E il presidente della Provincia farebbe un atto di grande democrazia a rendere pubblico il risultato.
I partiti d’accordo, i sindaci no
Speriamo di essere smentiti e non trovarci di fronte alla politica che copre la politica. Nell’attesa però proviamo a mettere in fila un po’ di dati. Il primo è che sul percorso di studio e sul gestore unico Lega, Partito Democratico e Forza Italia si erano espressi in maniera favorevole. Nei giorni precedenti l’incontro dal vivo tra Magrini e sindaci, ci sono stati messaggi interni ai partiti molto chiari in tal senso. Quindi, ci si aspettava un’indicazione chiara in tal senso al fine di dare impulso allo studio sul sistema rifiuti in provincia di Varese. Invece no.
I Fratelli i primi a sfilarsi
I Fratelli, che a suo tempo furono i primi ad applaudire (andate a riprendere le dichiarazioni di Marino qui linkate), al secondo giro hanno preso le distanze. “I nostro sindaci non partecipano al referendum“. E tra i Fratelli il net più forte arriva dal sindaco Emanuele Antonelli. Busto, infatti, sta dando vita a una società di gestione dei rifiuti che da qui alle prossime settimane potrebbe servire un bacino di quasi 200 mila abitanti. Insomma, mica pizza e fichi.
Astensionismo a macchia di leopardo
Ma non solo. Perché poi si sono sfilati a macchia di leopardo anche sindaci leghisti e piddini. O comunque di area. Non si sa esattamente quali siano i nomi e cognomi dei primi cittadini astenuti, ma nei rispettivi partiti c’è chi sa. E un po’ spiffera. E quindi al Nord i Comuni che rientrano nella Comunità montana Valli del Verbano hanno fatto gli indiani e tra questi anche qualche comune a targa dem. Come, raccontano tra i dem, anche Saronno non ha risposto e se ha risposto l’ha fatto in over time. Ora però bisogna capire, se non al PD come partito, a chi rispondono i rispettivi sindaci dentro al partito. E la stessa riflessione la stanno facendo sul Carroccio.
Come anche bisognerebbe comprendere come si sono comportati i civici che fanno riferimento a Eupolis (o a quel che rimane di quell’associazione) e a Coinger, che in molti casi coincidono. Ricordiamo che durante la riunione in provincia, Graziano Maffioli si dichiarò in linea di massima favorevole allo studio, ma irremovibile nel richiedere tempo per riflettere.
Di certo, quel che emerge è che il risultato, rispetto alle dichiarazioni – più o meno ufficiali – di intenti ha dato un esito inaspettato. Come mai? Perché non comandano più i partiti, oppure perché c’è chi comanda più dei partiti?
