BUSTO ARSIZIO – «Tentiamo di portare anche altri bambini nelle famiglie oltre ai 35 che verranno ospitati in colonia». È sempre Antonio Tosi, per tutti “Pedela”, a tirare le fila della nuova sfida umanitaria di Aubam, l’associazione che dal lontano 1998 accoglie a Busto Arsizio i “bambini di Chernobyl”. Oggi, con la guerra in casa, il dramma dei bimbi ucraini è sempre più attuale: sono 340 quelli che aspettano di poter trascorrere una “pausa di pace” lontano dalle bombe di Putin.
La nuova sfida
«Da quest’anno basta un minimo di tre famiglie aderenti per poter accogliere i bimbi, sono state cambiate le regole fissate dal Ministero dopo la grande riduzione del numero di arrivi – rivela il presidente e fondatore di Aubam – i bambini viaggeranno insieme a quelli che accoglieremo in colonia, quindi il soggiorno sarà di due settimane per tutti». Ora non resta che ottenere la disponibilità delle famiglie, per un’esperienza che – lo si legge negli occhi di chi l’ha già vissuta – è in grado di dare (e lasciare) molto. Sia per chi accoglie, sia per chi viene accolto. La novità del 2026 potrebbe essere il cambio di location per il “gruppone” dei bimbi ucraini: non più al mare ad Alassio, ma in montagna all’Aprica, nell’altra colonia di proprietà del Comune di Busto Arsizio.
La presentazione
A Villa Calcaterra, per la presentazione del nuovo programma di accoglienza 2026, al fianco di Antonio Tosi ci sono i membri del consiglio dell’associazione ma anche l’assessore alle politiche educative Chiara Colombo, che promette il suo sostegno per «far arrivare il messaggio di Aubam nelle scuole della città». L’obiettivo è organizzare una serie di incontri informativi nelle scuole primarie e secondarie di primo grado, ma anche nelle associazioni sportive, per intercettare genitori di ragazzi dell’età dei bimbi ucraini da accogliere, ma anche coinvolgere sponsor che possano contribuire alle spese del viaggio dall’Ucraina all’Italia, che è tutto a carico di Aubam (mentre l’amministrazione mette gratuitamente a disposizione la colonia per il soggiorno).
«Si riparte»
«Stiamo ripartendo da zero» ammettono i volontari di Aubam. È dal 2019 che l’accoglienza nella famiglie si è interrotta. «Non per colpa nostra. Prima il Covid, poi la guerra: è cambiato tutto. Ora però è il momento di ricominciare a camminare, prima di tornare a correre. E ritornare alle 50-60 famiglie che accettavano la sfida dell’accoglienza». I volontari di Aubam ci credono: ognuno ha nel cuore i propri “ragazzi”, ormai cresciuti, con cui si continuano a mantenere in contatto. L’esplosione della guerra in Ucraina, nel 2022, aveva riaperto il flusso dell’accoglienza, ora si contano sulle dita delle mani i profughi ucraini che sono ancora sul territorio. E Aubam ha voglia di rimettersi in gioco per riaprire quel flusso che non è solo di giovanissimi, ma anche di emozioni e di storie. Ed è sempre lui, Antonio Tosi, ad avere in tasca la ricetta per riuscirci: «Le persone devono innamorarsi del progetto». La sfida è ripartita. All’indirizzo mail info@aubam.it tutte le indicazioni per chi vuole essere della partita.
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