VISTO&RIVISTO In caso di guerra, tu scappa. Nessuno ti proteggerà

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di Andrea Minchella

VISTO

HOUSE OF DYNAMITE, di Kathryn Bigelow (Stati Uniti 2025, 112 min., Netflix).

Kathryn Bigelow dopo averci raccontato la vera tragedia della guerra, con lo struggente “The Hurt Locker”, e dopo averci svelato l’ingarbugliato e misterioso arresto di Osama Bin Laden da parte dei Servizi Segreti americani, con il capolavoro “Zero Dark Thirty”, ci porta dentro “la stanza dei bottoni” in cui la Difesa americana dovrebbe rispondere con prontezza e precisione ad un’eventuale minaccia nei confronti degli Stati Uniti. Dovrebbe, appunto. La regista più muscolare dell’America guerrafondaia, in realtà, accende un faro impietoso sulla possibile e inimmaginabile impreparazione da parte del Nuovo Mondo a reagire con fermezza e professionalità assoluta a qualsiasi situazione di emergenza.

“House of Dynamite” svela i retroscena verosimili di una Difesa americana che si mostra invincibile ma che fatica a contestualizzarsi nello scenario contemporaneo complicato e di difficile codificazione. Il mondo che ci viene restituito dal bel film realizzato dalla Bigelow è un mondo molto complesso in cui il riposizionamento delle super potenze è in continua evoluzione. Gli Stati Uniti del film appaiono come un gigantesco elefante che si muove in un ambiente tecnologico e sofisticato convinto di poter ancora spaventare il mondo intero grazie alla sua stazza e all’uso disinvolto della sua proboscide.

“House of Dynamite” si trasforma immediatamente in un spietato specchio in cui viene riflessa plasticamente l’incapacità del paese più potente del mondo ad evitare una catastrofe nucleare che sembrava un argomento ormai archiviato con la fine della Guerra Fredda. Ma le ultime dinamiche belliche ci hanno fatto ripiombare di colpo nel peggior incubo che ha riempito il cinema e la letteratura degli anni settanta, ottanta e novanta. Oggi gli equilibri mondiali sembrano essersi ribaltati rispetto soltanto a qualche anno fa. Il film della Bigleow, dunque, vuole fissare il possibile grado di sicurezza in cui realmente oggi il mondo Occidentale vive.

La pellicola è divisa in tre parti nelle quali viene raccontato lo stesso evento da tre angolazioni diverse. La scelta drammaturgica di diversi punti di vista crea, grazie alla peculiarità stilistica della regista statunitense, una sorta di polifonia dell’assurdo in cui la tensione sale alle stelle e inchioda lo spettatore davanti ad un doppio dramma. Non solo bisogna fare i conti con un missile lanciato non si sa da dove verso Chicago, ma, e questo è l’aspetto più inquietante della narrazione, assistiamo ad un crescendo di errori, equivoci, ma soprattutto della paura e all’indecisione dei vertici della Difesa, compreso il Presidente degli Stati Uniti, su come reagire all’attacco anonimo.

La sensazione che si avverte guardando il bel film prodotto da Netflix è che nessuno abbia veramente le competenze per gestire un evento tanto grave quanto inaspettato. L’indecisione del Presidente che sull’elicottero militare deve decidere in pochi minuti se bombardare un paese o un altro ci chiarisce, forse, un po’ di più tutte le azioni militari del recente passato in cui si muoveva una guerra ad un paese per un motivo poco chiaro o per un presunto arsenale di armi nucleari che poi si scopriva essere stato inventato.

A differenza della cinematografia del passato in cui Russi e terroristi Arabi minacciavano il mondo Occidentale ma la risposta di difesa era all’altezza della situazione, qui ci accorgiamo che forse i muscoli continuamente mostrati al mondo sono una facciata suggestiva che nascondono, in realtà, una patologica insicurezza e una pericolosa incompetenza nel gestire una situazione altamente delicata che può precipitare in un attimo se solo si prende una decisone errata.

“House of Dynamite”, dunque, è un interessante viaggio tra coloro che si dovrebbero occupare della sicurezza mondiale ma, in realtà, faticano a mantenere una lucidità necessaria per affrontare situazioni esasperate. Un film ben fatto che, però, non raggiunge i livelli altissimi dei due film più “militari” della Bigelow.

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RIVISTO

CACCIA A OTTOBRE ROSSO, di John Mc Tiernan (The Hunt for Red October, Stati Uniti 1990, 134 min.).

Sembra preistoria, e invece… L’idea che in sommergibile russo sparisca nei mari occidentali dando vita ad una controffensiva militare statunitense da brividi pensavamo potesse essere la trama di un bel film dell’America imperialista e superpotenza militare degli anni novanta. E invece proprio oggi rischiamo di ripiombare violentemente in un contesto bellico che neppure il più arduo degli sceneggiatori sarebbe in grado di scrivere. Uno Sean Connery straripante e un cast perfetto per il primo vero capitolo della saga dell’agente CIA “Jack Ryan” creato dal monumentale Tom Clancy.

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