Castiglione Olona, Nau festeggia i vent’anni. «Nel segno della sostenibilità»

Castiglione Olona Nau occhiali

CASTIGLIONE OLONA – Sono passati vent’anni dall’inizio dell’avventura di Nau. Era il dicembre 2005 quando il progetto imprenditoriale di Fabrizio Brogi e Monica Salvestrin prendeva il via. Un percorso che affonda le radici nella tradizione dell’occhialeria di Castiglione Olona – dove ancora oggi Nau ha la sua sede centrale, teatro di alcune proteste nei giorni scorsi -, e che è cresciuto nel tempo seguendo una chiara linea guida: la ricerca della sostenibilità.

I primi vent’anni

«Sono stati vent’anni di crescita, innovazione e responsabilità»,  raccontano dall’azienda. «Fin dall’inizio, Nau ha scelto una strada precisa: realizzare occhiali belli, colorati e fatti bene. Prodotti affidabili progettati per accompagnare la quotidianità di chi li indossa». Un percorso fondato sul modello della filiera controllata, che unisce produzione e vendita diretta nei negozi. «Gli occhiali raccontano una storia che nasce in fabbrica e si compie sul volto di chi li indossa».

La sostenbilità

«A guidarci – continuano da Nau – è una visione di sostenibilità di lungo periodo, che integra responsabilità economica, sociale e ambientale». Un impegno che si traduce in una serie di iniziative: «Ogni anno investiamo almeno il 10% degli utili in progetti dedicati all’ambiente e alle persone. La sostenibilità per noi è sempre stata una scelta concreta, costruita nel tempo attraverso azioni misurabili e continue». Già nel 2007, Nau ha realizzato il suo primo paio di occhiali di plastica riciclata. E, oggi, «il 20% dei nostri occhiali sono realizzati con una percentuale di plastica riciclata compresa tra l’82% e il 96%».

I progetti

Proprio da questa visione sono nati progetti come “Nau Reloove”: «Si tratta della prima collezione di occhiali usati raccolti nei nostri negozi, rigenerati in fabbrica e reintrodotti sul mercato, pensata per prolungare il ciclo di vita dei prodotti, evitando lo scarto di materiali ancora validi».
Non mancano, poi, programmi di reinserimento socio lavorativo dedicati a persone con disabilità. «Si inseriscono  in questo contesto “Nau Gulliver” e “Nau Pizzaut”, espressione concreta di un impegno che va oltre il prodotto».

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