di Massimo Lodi
Ce l’ha, Maduro, Trump. Se l’è portato a casa, lo processa, gli augura una condanna forse memorabile. Basta aver ammanettato un dittatore, messo a segno il blitz-golpe di rapidità fenomenale, fatto export di demo-imperialismo in Venezuela? Forse non basterà. Proprio perché demo-imperialismo, cioè una singolare declinazione di libertà, giustizia, eguaglianza. Tutti felici che si sia posto fine al regime chavista, se davvero di fine trattasi. Mica tutti d’accordo sul modo. E il modo conta.
Trump diffonde/pratica l’idea che fa quel che gli pare. Quando, come, con chi. Diritto internazionale? Roba secondaria, ininfluente. Importa il diritto individuale. Di lui Donald, degli Usa com’egli li intende. Non tanto i gendarmi politici del mondo quanto i custodi economici del supremo interesse. L’interesse yankee. Abbiamo bisogno del petrolio venezuelano? Lo prendiamo. Abbiamo bisogno dei tesori info-tecno iraniani? Li prendiamo. Abbiamo bisogno delle rarità di Groenlandia, Canada, Messico, Cuba eccetera? Le prendiamo.
Una logica facile, semplice, redditizia. Sono forte e mi accaparro l’utile di cui necessito. Con le buone, con le cattive. Altri, tipo Xi Jinping e Putin, faranno lo stesso? Facciano, purché non mi diano fastidio più di tanto. L’equilibrio tra potenti si trova sempre: sanno/sappiamo fin dove arrivare e quando fermarsi/fermarci. E la dialettica mondiale del virtuosismo? Ma quale dialettica, ma quale virtuosismo.
Dite -ammicca il tycoon- che l’Europa, essa sì, appare ineccepibile nel comportamento sotto tale punto di vista? Beh, insomma. Primo: l’Europa ha inventato e diffuso il colonialismo, stia zitta. Secondo: l’Europa è incapace d’unirsi, realizzare un fine condiviso, rendersi indipendente sul piano militare (e non solo) da noi americani, stia zitta. Terzo: l’Europa non risulta inferiore a nessuno quanto a voglia turbo-capitalistica con fascinazioni arabe, e certo è zero scossa da un colpetto di Stato in più o in meno, stia zitta.
L’Europa sta tutta zitta? No, qualcuno in Europa parla. Ma sono voci disallineate, attendiste se non confuse, forse intrigate da speculazione complice. Una sorta di proficua tendenza realista? Sembrerebbe una sorta di resa al costume della tracotanza. Costume di gran moda e che sa ingannare/abituare occhi esercitati al giudizio su cosa è meglio e cosa è peggio. Superbie, insolenze, dispotismi trovano silenziosa cittadinanza nella culla della civiltà occidentale. Si levano, qui è là, parole con l’aria della circostanza, dette perché le si devon dire. Ma crederci, a simili parole, è roba diversa.
Il vero dramma di cui si paventa l’affermarsi è la rassegnazione. Lasciamo che i potenti si spartiscano il loro grande mondo purché e finché non si spartiscano il nostro piccolo mondo. Pessimismo esagerato? Potrebbe esserlo. E allora va smentito. Trovando di colpo armonia, intesa, efficienza, umiltà, orizzonte sinora mancati. Tra Stato e Stato dell’Ue. E dentro ciascuno degli Stati Ue. A cominciare da quello in cui viviamo, dove non sventola la bandiera d’un solo colore, rappresentativa della democrazia da difendere a ogni costo e da ogni sopraffattore. Ne sventolano diverse, e chiamiamole pure banderuole. Ce l’ha, Maduro, Trump. Non ce l’ha, Maduro, né l’Europa né l’Italia. Hanno ammainato da tempo l’intento d’un putsch ai danni dell’opportunismo e se ne tengono la cedevole consistenza.
