GALLARATE – Sarà sul palco del Teatro Condominio di Gallarate giovedì 29 gennaio insieme a Gianluigi Paragone. Mario Giordano, giornalista di punta di Mediaset, presenta “Mi ritorna in mente”, uno spettacolo, recita la presentazione ufficiale, contro il politicamente corretto e contro il moderatamente corrotto.
Direttore Giordano, una premessa è doverosa. Cosa ci fa sul palco insieme a Paragone?
Mi diverto, innanzitutto. E fino ad ora, dove l’abbiamo portato, anche in teatri importanti come il Manzoni di Milano o il Parioli di Roma, fa divertire anche il pubblico. E pensare. Sono due aspetti che mi accomunano a Gianluigi. Vogliamo raccontare cose che facciano pensare, anche chi non è d’accordo con noi, senza però fracassare i maroni, senza annoiare.
Più volte con “Fuori dal Coro” si è occupato di Gallarate.
Ricordo benissimo. La casa popolare occupata dopo lo sgombero, la piscina al campo Sinti e di recente purtroppo lo stupro dell’infermiera. Sono temi che in qualche modo tornano nello spettacolo.
E’ un racconto basato sulla memoria, che però ovviamente passa attraverso i temi dell’attualità. E’ un confronto tra l’oggi e quello che era il nostro mondo, in cui siamo cresciuti, una realtà in parte sparita per lasciare il posto a un mondo nuovo. Affrontiamo per esempio il tema dell’immigrazione, di cui ci siamo occupati tante volte anche venendo a Gallarate. E’ un tema molto sentito, che coinvolge l’ordine pubblico e la sicurezza. E poi parliamo, sempre a modo nostro, di islamizzazione, di sanità, di verde, di politicamente corretto.
A Gallarate c’è un sindaco che ha intitolato “Caffè Scorretto” la sua diretta Instagram del lunedì.
Lo so e lo conosco. Andrea Cassani è un grandissimo sindaco che abbiamo elogiato e anche intervistato di recente. Credo che il pubblico di Gallarate sia abituato al politicamente scorretto.
Si esibirà al Condominio, il teatro che lo scorso maggio ha ospitato il Remigration Summit. Cosa ne pensa?
Sono assolutamente d’accordo con la remigrazione. In alcune puntate sono andato in onda con la scritta gigantesca “Remigrazione” alle mie spalle. Penso che sia necessaria e lo stiamo vedendo anche in questi giorni. Abbiamo avuto un capotreno ucciso da una persona che aveva appena avuto un ordine di allontanamento, che non è stato fatto eseguire. Abbiamo avuto a Milano una ragazza di 19 anni ammazzata da uno stupratore seriale che aveva due decreti di espulsione, di cui uno era stato sospeso. Dico Remigrazione per dire che queste persone non possono e non devono stare in Italia. I decreti di espulsione non possono essere carta straccia come sono oggi. Questo sarà uno dei temi che affrontiamo nello spettacolo, sottolineando la necessità di difendere il nostro Paese.
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