LUGANO – Lugano, Locarno e Mendrisio insieme per “diventare” capitale della Cultura Svizzera nel 2030, con il sostegno di Como, ma soprattutto di Varese. Verrebbe subito da spingersi un po’ più della candidatura elvetica che vede il supporto varesino e comasco. E mettere sul tavolo di questa sinergia la suggestione della Città dei Laghi, ovvero quella realtà di una zona per molti aspetti simile e identitaria, decapitata da una confine che segna, addirittura, l’Unione europea dall’extra Ue. L’alleanza culturale è stata rilanciata oggi, sabato 10 gennaio, da un dettagliato servizio pubblicato sul Corriere del Ticino.
La Cultura non ha confini
La buona, anzi ottima notizia, è che nel segno della Cultura non ci sono confini e neppure divisioni politiche. Di questo ne abbiamo avuto prova anche qualche mese fa, quando Varese Gallarate, ovvero un’amministrazione di centrosinistra (Davide Galimberti, PD) e un’amministrazione di centrodestra (Andrea Cassani, Lega) con la Regione Lombardia (assessore Francesca Caruso Fratelli d’Italia), hanno lavorato insieme per candidare le due città a Capitale dell’arte contemporanea. Candidatura che non andò a buon fine, ma che ha segnato un modus operandi trasversale da riprendere su altre partite provinciali anche in futuro.
In questo caso il confine superato è quello che marca l’Italia da una parte e la Svizzera dall’altra. Con Varese e Como, che hanno deciso di sostenere la candidatura di Lugano, Locarno e Mendrisio come la Capitale della Cultura, ovvero la Svizzera vista da sud. L’allargamento dei confini, avvenuto con il sostegno dei due capoluoghi lombardi, spinge l’acceleratore su collaborazione culturale integrata. Una sinergia, non scontata, che offre una spinta importante alla candidatura delle tre città del Canton Ticino e che potrebbe allargare l’area geografica anche al Varesotto per quanto riguarda il ritorno d’immagine.
L’anello di congiunzione sulla candidatura
Il sostegno di Varese, oltre ai pilastri di continuità geografica ed economica, trova un forte appiglio nella prossima presenza dell’Archivio del Moderno che nei prossimi mesi, con la fine dei lavori all’ex Caserma Garibaldi, troverà adeguati spazi espositivi nella struttura di piazza Repubblica. Aprendo (il percorso dovrà essere costruito) la possibilità di fare della Città Giardino un punto di riferimento nel campo dell’architettura, dell’ingegneria, del design, delle arti visive e del territorio, attraverso la ricerca, le mostre ed le attività editoriali legate all’architettura moderna e contemporanea.
La città dei Laghi
Infine, ma non certo per importanza del tema, questa candidatura a tinte italiane rimette al centro la Città dei Laghi. Realtà che sotto alcuni aspetti esiste già indipendentemente dalle divisioni nazionali. Ovvero, una zona omogenea, con performance da prima della classe in Europa se non fosse per un dettaglio (diciamo così) insormontabile lungo la strada delle buone intenzione di chi vorrebbe veder nascere questa realtà: la frontiera. Di fatto l’unica rimasta in Europa.
La città che non c’è, ma conta 2 milioni e mezzo di abitanti e 70 miliardi di Pil
